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			<title><![CDATA[La personalità evitante]]></title>
			<author><![CDATA[Autore: Dott. Giuseppe Elia]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Psicopatologia"><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000020"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">L'articolo mira ad accrescere la consapevolezza sul comportamento umano, attraverso l'autoriflessione.</span></i></div><div class="imTACenter"><i class="cf1"><span class="fs11lh1-5 ff1">Non ha funzione di</span><span class="fs11lh1-5 ff1"> </span><span class="fs11lh1-5 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?la-valutazione-psicologica-psicodiagnostica" class="imCssLink">valutazione o diagnosi</a></span><span class="fs11lh1-5 ff1">, propria o altrui. Per tale finalità, rivolgersi ad un professionista della salute psichica.</span></i></div><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><br></span></i></div></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La personalità evitante o disturbo evitante di personalità è una forma psicopatologica dell’ ansia sociale comune e della timidezza. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La persona evitante vive distaccata dalle relazioni interpersonali e si sente socialmente non competente e personalmente non attraente. La sua preoccupazione principale è quella di evitare l’umiliazione ed il rifiuto da parte degli altri, esponendosi alla vita sociale. Tuttavia, desidera fortemente stringere relazioni con gli altri. Infatti, i rapporti sociali non sono evitati perché non li desidera, ma in quanto suscitano il timore del giudizio negativo e del rifiuto, con il conseguente dolore che ciò causerebbe. Solo in rare circostanze, quando è certa di essere accettata e non giudicata male, si sente abbastanza sicura per intraprendere una relazione. &nbsp;&nbsp;</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’idea che ha di sé è quella di non essere socialmente competente, non amabile, non attraente e piena di difetti. Di converso, gli stati emotivi predominanti sono quelli dell’ansia e della vergogna. Ciò rende la persona estremamente sensibile al giudizio negativo degli altri, timorosa del rifiuto sociale ed incline all’autocritica. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Quando immagina, quindi anticipa nella sua mente, di relazionarsi agli altri, in qualsiasi situazione sociale, si aspetta di essere giudicata male, di essere umiliata e rifiutata; esiti dolorosi che confermerebbero la convinzione di non essere amabile e piena di difetti. Ciò si acuisce, dovendo rivelare agli altri, aspetti intimi di sé. Per tali ragioni, vive con diffidenza il relazionarsi agli altri ed è ipersensibile a minimi indizi verbali e non verbali di rifiuto, critica, scherno e umiliazione, interpretando, a volte, come critiche anche comportamenti relativamente neutri. Per evitare ciò, si “protegge”, evitando e fuggendo i rapporti sociali e le conseguenze negative temute. &nbsp;</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">A causa dei vissuti soggettivi, descritti, consegue che l’evitamento sociale si dirama anche ad attività lavorative che implicano un significativo contatto interpersonale. inoltre, frequente è la ritrosia ad assumersi rischi personali o iniziare una nuova attività. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’evitamento sociale, spinge verso il ritiro sociale, giungendo a chiudersi in una condizione di solitudine con profondi sentimenti di tristezza ed una intensa depressione. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1">Esordio e prevalenza</b></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’esordio è nella prima età adulta e si esprime in svariati contesti interpersonali, ma già dalla adolescenza può manifestarsi un significativo aumento dei comportamenti evitanti. &nbsp;</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Si manifesta in circa il 2,4% della popolazione, senza differenze di genere. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTARight"><span class="fs11lh1-5 cf1">Autore: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs10lh1-5"><br></span></div> &nbsp;<div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs10lh1-5"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs10lh1-5"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs10lh1-5"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Bibliografia</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">APA, 2014. <i>Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – DSM-5</i>. Raffaello Cortina Editore.</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Grimaldi P., 2019. <i>Ansia sociale. </i>Franco Angeli.</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Lingiardi V, Gazzillo F., 2014. <i>La personalità e i suoi disturbi. </i>Raffaello Cortina Editore.</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTARight"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5 cf1">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla</span><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></span></b></div></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 29 Mar 2025 15:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Disturbo ossessivo compulsivo di personalità]]></title>
			<author><![CDATA[Autore: Dott. Giuseppe Elia]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Psicopatologia"><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001F"><div class="imTACenter"><span class="cf1 ff1"><i>L'articolo mira ad accrescere la consapevolezza sul comportamento umano, attraverso l'autoriflessione. </i></span></div><div class="imTACenter"><span class="cf1 ff1"><i>Non ha funzione di <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?la-valutazione-psicologica-psicodiagnostica" class="imCssLink">valutazione o diagnosi</a>, propria o altrui. Per tale finalità, rivolgersi ad un professionista della salute psichica. </i></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il disturbo ossessivo compulsivo di personalità (DOCp), come tutti i disturbi di personalità, si esprime con aspettative, bisogni, modalità di ragionamento peculiari, percezione della realtà, modalità d’interazione con gli altri e comportamenti, ovvero tratti della personalità contraddistinti da inflessibilità e con effetti negativi sul proprio benessere e su quello altrui. I tratti della personalità rigidi, comuni a tutti i disturbi di personalità, assumono una forma specifica e caratteristica nel DOCp. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La diffusione del DOCp nella popolazione generale è molto alta (varia tra il 2,1% ed il 7,9%) e si presenta sia nel genere maschile sia in quello femminile, con una prevalenza nel primo. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1">Il DOCp nella vita quotidiana</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La persona che presenta un DOCp, si preoccupa molto per l’ordine, mostra perfezionismo nello svolgimento di qualsiasi compito o attività ed ha un eccessivo bisogno di mantenere il controllo su se stessa e sulle relazioni interpersonali. Questi aspetti delineano la mancanza di flessibilità del pensiero, rigidità, ma anche la bassa apertura al cambiamento e difficoltà nell’efficienza lavorativa, sportiva, oppure per ciò che concerne lo studio, le mansioni quotidiane e così via. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Nelle relazioni interpersonali si presenta molto rispettosa per chi detiene l’autorità, mostrando una condotta irreprensibile. Tende a seguire in modo puntiglioso ed acquiescente gli ordini e le mansioni da parte di chi ha uno status superiore al suo, spesso a discapito dei propri bisogni. Tuttavia, generalmente ha una rappresentazione degli altri come persone superficiali, irresponsabili, incompetenti e con bassa autocritica. Tende ad esercitare controllo sugli altri, imponendo regole rigide di comportamento, le stesse che impone a se stesso, esprimendo, in caso contrario, critiche aspre ed intransigenti. Ciò si esplica particolarmente nei confronti dei subordinati o di chi è percepito di rango inferiore. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La propria emotività è ipercontrollata ed inibita e nel rapportarsi agli altri mostra distanza affettiva e freddezza, preferendo concentrarsi su fatti concreti piuttosto che sulle emozioni. In tal senso, notevole è la difficoltà nella comprensione dei vissuti emozionali altrui e nell’espressione delle proprie emozioni, soprattutto di calore e di affetto, mentre più facilmente viene esperita irritabilità, rabbia e frustrazione. Anche la cognizione ed il comportamento sono ipercontrollati. Ritiene, che i contenuti mentali dovrebbero essere regolati dalla volontà, disconoscendo che la maggior parte di essi avvengono spontaneamente. &nbsp;Per tale ragione è viva la preoccupazione della perdita, anche minima, del controllo cognitivo ed emotivo e la paura che impulsi inaccettabili possano realizzarsi. Unito a tale processo d’inibizione e controllo ed alla peculiare rappresentazione del funzionamento della mente, difficoltosa è la comprensione della mente altrui, caratterizzata da processi di pensiero, bisogni, emozioni e desideri soggettivi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">E’ una persona esigente e rigida, sempre preoccupata di sviluppare dettagliatamente e minuziosamente ogni attività o compito. Questo aspetto perfezionistico, è finalizzato a fare ogni cosa nel modo “giusto e migliore” e non tanto per ricevere ammirazione da parte degli altri. &nbsp;È rigido nel modo di svolgere i suoi compiti, puntiglioso e attento ai dettagli, al punto tale che viene perso l’aspetto globale nell’analisi di una situazione-evento e nello svolgimento di qualsiasi attività. Ne consegue che tendenzialmente è riluttante a delegare la responsabilità agli altri nello svolgimento di qualsiasi mansione, a meno che non seguano precisamente il suo modo di fare, le sue regole. Tuttavia, gli alti livelli di perfezione che s’impone sono difficili da soddisfare e, per tale motivo, difficile è il completamento di ciò che deve svolgere, impiegando più del tempo previsto o non riuscendo a completarlo nel tempo prestabilito. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Alta e quasi assoluta è la dedizione al lavoro, allo studio ed alla produttività, tale da assorbire la maggior parte del tempo e del pensiero e sacrificare altri interessi, relazioni affettive, sociali o di tempo libero. &nbsp;Ogni ambito della vita è preso con altissima serietà, come se fosse un lavoro da svolgere, con una incapacità a rilassarsi, a divertirsi ed a lasciarsi andare spontaneamente. La vita è dominata da un elevatissimo senso del dovere, che la porta ad essere instancabile e scrupolosa sul lavoro, ed intransigente sull’etica e sulla morale. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Inoltre, ha un elevato bisogno di schemi chiari da seguire, norme o regolamenti, perché prendere decisioni è molto difficoltoso ed induce, altrimenti, il sentirsi immobilizzati dalla paura di sbagliare; l’incertezza è fonte di intensa preoccupazione. Tende all’ordine ed alla pulizia esageratamente, è molto parsimoniosa sia per il denaro, sia per il tempo da dedicare agli altri ed è riluttante a gettare oggetti, anche di nessun valore affettivo, con la tendenza ad accumulare. </span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTARight"><span class="fs11lh1-5 cf1">Autore: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a></span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Bibliografia</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Dèttore P., Pozza A., 2023. <i>Il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità. </i>Giunti. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Lingiardi V, Gazzillo F., 2014. <i>La personalità e i suoi disturbi. </i>Raffaello Cortina Editore. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Oldham J.M., et al., 2008. <i>Trattato dei disturbi di personalità</i>. Raffaello Cortina Editore. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="cf1"><span class="ff2"><b><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></b></span></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTARight"><br></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5 cf1">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla</span><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></span></b></div></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5"> </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 23 Jan 2025 16:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Hikikomori-autoreclusione volontaria]]></title>
			<author><![CDATA[Autore: Dott. Giuseppe Elia]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Adolescenza"><![CDATA[Adolescenza]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001E"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">L'articolo mira ad accrescere la consapevolezza sul comportamento umano, attraverso l'autoriflessione.</span></i></div><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Non ha funzione di</span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><span class="fs11lh1-5"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?la-valutazione-psicologica-psicodiagnostica" class="imCssLink">valutazione o diagnosi</a></span></span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">, propria o altrui. Per tale finalità, rivolgersi ad un professionista della salute psichica.</span></i></div></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Hikikomori deriva da <i>hiku </i>(tirare indietro) e <i>Komoru</i> (isolarsi, chiudersi, nascondersi) ed è una forma, estrema, di ritiro sociale patologico o isolamento sociale la cui caratteristica essenziale è l'isolamento fisico nella propria casa. Rappresenta un fenomeno sociale che può essere definito come la spinta all’isolamento fisico dalle relazioni sociali, una reazione alle eccessive pressioni di realizzazione, tipiche delle società capitalistiche, caratterizzate da alte richieste di performance e competitività, che in Italia ed in Occidente assumono specificità in un tessuto sociale individualista. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’autoreclusione volontaria, è stata dapprima evidenziata in Giappone negli anni 80 del secolo scorso, assumendo poi un’estensione in popolazioni non asiatiche, quali Australia, Stati Uniti ed Europa, &nbsp;di cui anche l’Italia. Quindi, da problematica inizialmente attribuita alla cultura giapponese, è oggi riconosciuta come fenomeno mondiale, transculturale, con una stretta relazione ai cambiamenti sociali e culturali dell’epoca post-moderna. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’età di esordio è prevalentemente in adolescenza o nella giovane età adulta, ma può avvenire anche nella terza decade di vita. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1">Società e individuo</b></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’Hikikomori è un fenomeno complesso ed articolato, che si sviluppa nel rapporto tra l’individuo, con le sue caratteristiche psicologiche, e la società, con le sue richieste ed i suoi ideali, le sue pressioni.<b> </b></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il funzionamento sociale italiano, è dominato dall’individualismo, oltre alle alte pressioni sociali di competitività e performance, accomunanti questi ultimi due aspetti tutte le società capitalistiche. Sommariamente, una società individualista, a differenza di una collettivista, è caratterizzata dall’attribuire molta importanza agli interessi personali. L’individuo è spinto a vivere come una monade indipendente dagli altri, perseguendo i propri obiettivi, i propri bisogni ed a costruire relazioni interpersonali solo se vantaggiose per i propri interessi personali. In una società individualista, è dato risalto all’affermarsi sugli altri, dando valore all’affermazione personale e poi solo successivamente a quella sociale-interpersonale. Ne consegue che all’individuo sono richiesti &nbsp;alti livelli di performance (devi prendere ottimi voti a scuola; devi trovare un ottimo lavoro, soprattutto in termini rimunerativi; &nbsp;devi essere simpatico/a; devi essere fisicamente in forma, attraente, ecc…) e competitività (sociale, scolastica e lavorativa). Questo insieme di idee e pressioni sociali sono trasmesse sin dalla prima infanzia.<b></b></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Sul versante dell’individuo, diversi sono gli aspetti relativi al suo funzionamento psicologico, non delineandosi un unico profilo, che generano disagio psicologico relativo alla <b>difficoltà adattiva</b> nella società. Ciò spinge a preferire la propria stanza o la propria abitazione, a fronte della scuola, del lavoro e della società in termini generali, fuggendo dalle <b>pressioni sociali</b>, perché non riesce a trovare adattamento ed autorealizzazione. Le emozioni più frequentemente esperite sono la paura di essere giudicati male per le proprie mancanze percepite, la paura del fallimento e la vergogna, le quali si acuiscono dal confronto sociale. Quindi, l’individuo giunge ad un progressivo distanziamento fisico dalle relazioni sociali e all’ autoreclusione volontaria. &nbsp;Questa conclusione comportamentale, che si sostanzia nel ridurre sempre più i rapporti sociali diretti fino a non uscire più dalla propria abitazione o dalla propria stanza, non avviene come reazione ad un evento, anche se frequenti sono ad esempio i fenomeni di bullismo scolastico, ma è conseguenza di un processo intrapsichico che si sviluppa nel tempo, maturando la propensione a distaccarsi dalle relazioni sociali dirette. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1">I tre stadi o fasi dell’Hikikomori</b></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il distanziamento fisico dalle interazioni sociali e l’autoreclusione nella propria abitazione o nella propria stanza, può essere descritto in tre stadi o fasi, di gravità crescente. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs11lh1-5">Nel </span><i class="fs11lh1-5">primo stadio</i><span class="fs11lh1-5">, non vi è ancora consapevolezza dei motivi del malessere quando si è in interazione con gli altri, ma soltanto del sollievo nei momenti in cui si è soli. Tuttavia, l’individuo prova a contrastare la spinta all’isolamento sociale, continuando a mantenere qualche contatto con il mondo esterno. Si manifestano: il rifiuto saltuario di andare a scuola oppure di recarsi al lavoro; &nbsp;l’abbandono progressivo delle attività extrascolastiche o extralavorative che implicano &nbsp;il contatto fisico con gli altri e che non sono obbligate (es. sport, attività ricreative, incontri con gli amici); una graduale inversione del ciclo sonno-veglia (veglia durante parte della notte e sonno durante parte del giorno); &nbsp;la preferenza per relazioni virtuali, ad esempio tramite i social network; attività solitarie, soprattutto riguardanti l’uso delle nuove tecnologie, come i videogames, internet, serie tv o film in streaming, che frequentemente assumono la forma di </span><i class="fs11lh1-5">binge watching. </i><span class="fs11lh1-5"> &nbsp;</span></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs11lh1-5">Nel </span><i><span class="fs11lh1-5">secondo stadio</span></i><span class="fs11lh1-5">, si realizza la consapevolezza del desiderio d’isolamento a fronte del disagio sociale. Avviene l’abbandono scolastico e/o lavorativo ed il rifiuto dei contatti interpersonali ed amicali. &nbsp;Il ritmo sonno-veglia è completamente invertito (dormire durante il giorno e vegliare durante la notte) e per la quasi totalità del tempo vi è la chiusura nella propria abitazione. I rapporti sociali sono esclusivamente virtuali, ad esempio tramite i social network, i forum o i giochi online e le uniche interazioni dirette ancora mantenute, seppur in modo conflittuale ed a volte aggressivo, sono quelle con i propri genitori o familiari più stretti. </span></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs11lh1-5">Nel </span><i class="fs11lh1-5">terzo stadio</i><span class="fs11lh1-5">, l’allontanamento dalle relazioni sociali diviene totale, incluse quelle con i propri familiari e quelle intessute virtualmente. Si palesa la reclusione nella propria stanza, dove sono consumati anche i pasti e dalla quale non si esce neanche per i bisogni primari. </span></span></div> &nbsp;<div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’ Hikikomori, si muove lungo questa linea tratteggiata dai tre stadi, con stabilità anche per lungo tempo (mesi o anni) in uno di essi, miglioramenti e peggioramenti. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="imTALeft fs11lh1-5"> </span><br></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1">Hikikomori e &nbsp;psicopatologia</b></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Controverso è il ruolo della psicopatologia, come causa dell’Hikikomori, mentre aspetti culturali, sociali, scolastici, familiari, nonché del funzionamento individuale, sono ritenuti fattori di rischio che contribuiscono alla sua manifestazione. Tuttavia, non infrequente è la presenza di comorbidità psicopatologica, dove anche l’estremo isolamento sociale si configura come fattore di rischio. L’ alterazione della percezione del tempo e della realtà, dovute al ritiro sociale estremo e all’autoreclusione nella propria abitazione o nella propria stanza, espone ad un elevato rischio psicopatologico, soprattutto di natura depressiva, ossessiva, paranoide e psicotica. Inoltre, l’aggressività può divenire marcata con forme autodirette, attraverso pensieri autolesionistici e gesti suicidari, ed eterodirette, soprattutto verso i propri familiari. &nbsp;<b></b></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="imTALeft fs11lh1-5"> </span><br></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1">Comportamenti a cui prestare attenzione</b></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">I comportamenti che potrebbero segnalare il rischio dell’insorgenza di Hikikomori, sono indicativamente analoghi a quelli descritti nell’articolo “<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?il-ritiro-sociale-negli-adolescenti" class="imCssLink">Il ritiro sociale negli adolescenti</a>”. </span></div><div class="imTARight"><span class="cf1">Autore: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a></span></div> &nbsp;&nbsp;<div><b><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></b></div><div data-line-height="1.15" class="lh1-15"><b><span class="fs9lh1-15 cf1">Bibliografia</span></b></div><div data-line-height="1.15" class="lh1-15"><b><span class="fs9lh1-15 cf1"><br></span></b></div><div data-line-height="1.15" class="lh1-15"><b><span class="fs9lh1-15 cf1"> </span></b></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1">Bagnato K., 2019. <i>Hikikomori: un fenomeno di autoreclusione giovanile.</i> Carocci editore.</span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1">Crepaldi M., 2019. <i>Hikikomori.</i> Alpes.</span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1">Martinotti et al., 2020. <i>Hikikomori: psychopathology and differential diagnosis of a condition with epidemic diffusion. </i>International Journal of Psychiatry in Clinical Practice. </span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs11lh1"> </span><br></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1">Kato T. A.., et al., 2024.<b> </b><i>Shifting the paradigm of social withdrawal: a new era of coexisting pathological and non-pathological hikikomori. </i>Curr Opin Psychiatry. </span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1"> </span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1">Kato T. A., et al., 2012. <i>Does the ‘</i><em>hikikomori</em><i>’ syndrome of social withdrawal exist outside Japan?: A preliminary international investigation. </i>Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology. PCN Frontier Review. </span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1">Kato T.A., 2019. <i>Hikikomori</i><i> </i><i>: Multidimensional understanding, assessment, and future international perspectives</i>. PCN Frontier Review.</span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1">Tan M. P. J., Lee W., Kato T. A., 2021. <i>International experience of hikikomori (prolonged social withdrawal) and its relevance to psychiatric research. </i></span><span class="fs9lh1 cf1">BJPsych International.</span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs11lh1"> </span><br></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1">Yoshiyasu Takefuji, 2023<i>. Review of hikikomori: A global health issue, identification and treatment</i>. Elsevier – Asian Journal of Psychiatry. </span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1"> </span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1">Vicari S., 2022. <i>Adolescenti che non escono di casa.</i> Il Mulino. </span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.15" class="lh1-15"><span class="fs11lh1-15 cf1">Articoli correlati: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?il-ritiro-sociale-negli-adolescenti" class="imCssLink">Il ritiro sociale negli adolescenti</a></span></div><div data-line-height="1.15" class="lh1-15"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?adolescenza" class="imCssLink">Adolescenza</a></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div data-line-height="1" class="lh1"><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1 cf1">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla</span><span class="fs11lh1 cf1"> </span><b><span class="fs11lh1 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></span></b></div></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs9lh1 cf1"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 02 Dec 2024 17:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il ritiro sociale negli adolescenti]]></title>
			<author><![CDATA[Autore: Dott. Giuseppe Elia]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Adolescenza"><![CDATA[Adolescenza]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001D"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">L'articolo mira ad accrescere la consapevolezza sul comportamento umano, attraverso l'autoriflessione.</span></i></div><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Non ha funzione di</span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?la-valutazione-psicologica-psicodiagnostica" class="imCssLink">valutazione o diagnosi</a></span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">, propria o altrui. Per tale finalità, rivolgersi ad un professionista della salute psichica.</span></i></div></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’interazione positiva con i pari, compagni di classe o amici, assume rilevanza nello sviluppo adolescenziale, processo di riorganizzazione dell’identità e delle relazioni sociali. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Come descritto nell’articolo “<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?adolescenza" class="imCssLink">Adolescenza</a>”, lo sviluppo psicologico non segue delle linee ben definite, ma traiettorie possibili, adattive o disadattive, dovute all’interazione tra l’adolescente e il suo ambiente di vita, di cui fondamentali sono le relazioni tra coetanei. Queste interazioni, sono descritte dalla maggior parte degli adolescenti come positive e piacevoli, ma in alcuni casi e per diverse ragioni, alcuni si sottraggono ad esse. Questo comportamento è definito <b>ritiro sociale</b>, costrutto che racchiude una vasta gamma di motivazioni, emozioni e comportamenti e si concretizza nella tendenza ad isolarsi, a ritirarsi dagli altri ed a evitare le interazioni sociali con i coetanei (scolastiche, sportive, ricreative). Una forma estrema di ritiro sociale è l’Hikikomori. L’adolescente giunge a ritirarsi completamente dalle interazioni sociali, richiudendosi nella propria stanza e recidendo progressivamente, nelle forme più gravi, tutti i rapporti interpersonali, anche con i familiari più vicini. </span><span class="cf1"><span class="ff2"><i>L'Hikikomori presenta peculiari cause e quelle relative al ritiro sociale, di seguito descritte, non sono integralmente assimilabili ad esso. Sarà dedicato un articolo specifico. </i></span></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il ritiro sociale si differenzia dall’isolamento attivo, dovuto all’ esclusione e all’ ostracismo, messi in atto dai coetanei, impedendo all’adolescente di prendere parte alle interazioni sociali. Tuttavia, anche se differenti, l’isolamento attivo ed il ritiro sociale possono influenzarsi reciprocamente, in quanto l’adolescente può reagire all’azione di esclusione dei coetanei ritirandosi socialmente, quindi ricercando la solitudine, ma di converso i comportamenti di ritiro sociale possono esporre a comportamenti negativi degli altri, come il rifiuto, la vittimizzazione e il bullismo. Questi comportamenti negativi da parte degli altri, alimentano e complicano, in un circolo vizioso, le fragilità psicologiche che sottendono, come possibili cause, al ritiro sociale. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1">Possibili cause del ritiro sociale</b></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il ritiro sociale, può manifestarsi come <b>fenomeno transitorio</b>, dovuto, ad esempio, alla rottura di una relazione amicale o sentimentale, a conflitti intrafamiliari, a separazioni familiari, ad un intenso carico scolastico o alla malattia propria o di un familiare. In questo caso, il ritirarsi dalle interazioni sociali è limitato ad un breve periodo di tempo. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Invece, quando il ritiro è prolungato nel tempo, rappresenta un <b>epifenomeno di condizioni psicologiche diverse</b> che sfociano nell’ambito psicopatologico. Tra di esse assumono rilevanza, in adolescenza, la fobia sociale, la depressione e la psicosi. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’adolescente che esperisce fobia sociale, potrebbe ritirarsi dalle relazioni sociali, perché vive un forte disagio ed ansia nel confrontarsi con gli altri, per paura di essere giudicato negativamente, nonostante desideri la relazionalità. Il ritirarsi rappresenterebbe un comportamento protettivo, benché non adattivo. Nel caso della depressione il ritiro può avvenire a causa della perdita d’interesse e piacere nell’iniziativa relazionale, della presenza di sentimenti di tristezza intensi &nbsp;e di pensieri negativi verso se stessi e la propria vita. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Quando è la psicosi a motivare il ritiro sociale, ciò può avvenire per la perdita di capacità emotive e di comprensione della mente altrui, per l’alterazione dei contenuti di pensiero (deliri) e per l’incapacità a provare piacere nelle interazioni sociali, di per se positive. Gli altri possono essere percepiti, <u>irrealisticamente</u>, come minacciosi e malevoli (es. con intenzione di rapimento, di avvelenamento, di danno), sentendosi fissati con lo sguardo, spiati e pedinati, per citare alcuni contenuti di pensiero caratteristici. Questi pensieri, inducono un costante allarme e stati emotivi di paura-terrore; ritirarsi dalle interazioni sociali assume funzione protettiva. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><u class="fs11lh1-5 cf1">Da quanto brevemente descritto, il ritiro sociale è indicativo di sofferenza psicologica e ne rappresenta l’aspetto di superficie. </u></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><u class="fs11lh1-5 cf1"><br></u></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1">Il vissuto di solitudine</b></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il vissuto di solitudine è spesso associato al ritiro sociale, in particolar modo alle forme più estreme, e non si oggettivizza con la presenza-assenza di altre persone, perché ci si può sentire soli anche in mezzo agli altri. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Questo vissuto, incide negativamente sul benessere psicologico e somatico a qualsiasi età ed in particolar modo in adolescenza, per la rilevanza che assumono il senso di appartenenza e di accettazione. Aggrava, quindi, lo stato di salute psichica aumentando la vigilanza e la sensibilità ai pericoli, nonché le condizioni psicologiche sottostanti al ritiro sociale. Inoltre, influenza negativamente il funzionamento neurovegetativo e neuroendocrino, con effetti avversi sulla salute fisica. &nbsp;</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1">Comportamenti a cui prestare attenzione</b></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">I comportamenti tipici, che possono segnalare la possibile comparsa del ritiro sociale nell’ adolescente sono: </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><ul><li><span class="fs11lh1-5 cf1">evitamento di situazioni sociali, ad esempio non voler partecipare alle uscite con i coetanei, alle feste, ecc.; </span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">crisi di ansia e tristezza intensa, nei giorni precedenti ad una esposizione sociale (uscite con gli amici, prestazione scolastica, prestazione sportiva, ecc);</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">rifiuto a farsi interrogare a scuola dinanzi ai coetanei ed agli insegnanti;</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">rifiuto o abbandono scolastico;</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">trascorrere la maggior parte del tempo nella propria camera, in attività solitarie (videogames, internet, film, ecc.)</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">contatti sociali sempre più limitati al virtuale ed all’ online.</span></li></ul></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTARight"><span class="fs11lh1-5 cf1">Autore: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><span class="cf1"><span class="fs11lh1-5"> </span><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><span class="fs9lh1-5 cf1">Bibliografia</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><span class="fs9lh1-5 cf1">Procacci M., Semerari A., 2019. <i>Ritiro Sociale. </i>Erickson. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><span class="fs9lh1-5 cf1">Vicari S., Pontillo M., 2022. <i>Adolescenti che non escono di casa.</i> Il Mulino.</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><span class="fs11lh1-5 cf1">Articoli correlati: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?ansia-sociale---fobia-sociale" class="imCssLink">Ansia sociale - Fobia sociale</a></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?tristezza-e-depressione" class="imCssLink">Tristezza e Depressione</a></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?adolescenza" class="imCssLink">Adolescenza</a></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><br></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><br></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff3"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><div class="imTACenter"><span class="cf1"><span class="fs11lh1-5">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs11lh1-5 ff3"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></span></b></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 02 Nov 2024 10:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ruminazione depressiva]]></title>
			<author><![CDATA[Autore: Dott. Giuseppe Elia]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Psicopatologia"><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001C"><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">L'articolo mira ad accrescere la consapevolezza sul comportamento umano, attraverso l'autoriflessione.</span></i></div><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Non ha funzione di</span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?la-valutazione-psicologica-psicodiagnostica" class="imCssLink">valutazione o diagnosi</a></span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">, propria o altrui. Per tale finalità, rivolgersi ad un professionista della salute psichica.</span></i></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Ruminare, è un pensiero rivolto al passato e mirato a dare senso ad un evento o a risolvere un problema. Si differenzia dal rimuginio, che invece è rivolto al futuro.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Ruminare è una reazione comune ed entro certi limiti normale, come ad esempio sulla fine di una relazione, su un lutto o su un evento accorso, cercando quindi di capirne le cause. Ruminare fisiologicamente, ad esempio, sulla perdita di una persona cara, può essere funzionale all’elaborazione del lutto. Ciò che differenzia la ruminazione comune, dalla ruminazione depressiva, è la breve durata nella prima forma e di contro la persistenza, la percezione di non controllabilità e di non intenzionalità della sua attivazione, oltre alle conseguenze negative, emotive, cognitive e psicofisiologiche, associate, nella seconda forma.</span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La ruminazione depressiva è un pensiero perseverante, che si focalizza su di sé e sui propri disagi, su eventi passati o su stati emotivi presenti. Questo processo mentale si riferisce ad identificare, in modo analitico, le ragioni, le cause e le implicazioni di un evento negativo accaduto, cercandole nel proprio comportamento, nella propria personalità, nella propria natura o storia di vita. E’ principalmente relata a temi di perdita, fallimento, lutto, conflitti e rotture relazionali, al sentirsi depressi, a sensazioni di stanchezza e di tristezza, al proprio umore, alla propria energia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Nel dialogo interiore la persona mette in atto una sorta di autoanalisi autocritica volta alla comprensione, nella quale si chiede, ad esempio, perché sono accadute specifiche evenienze, cosa ha sbagliato, cosa sarebbe successo se avesse agito diversamente, perché si sente in questo modo, come è stato possibile giungere alla condizione attuale, perché sono state fatte scelte sbagliate, cosa ha fatto per meritarsi questo e così via. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Le emozioni associate a questo flusso di pensiero, sono principalmente, la tristezza, la vergogna, la colpa, il disgusto e la rabbia verso se stessi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div><b class="fs11lh1-5 cf1">Conseguenze negative della ruminazione depressiva</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La ruminazione depressiva, risulta implicata nell’ insorgenza, nel mantenimento e nell’ aggravamento di diversi disturbi psicologici, di cui principalmente la depressione, ma anche il disturbo bipolare, il disturbo d’ansia generalizzata, il disturbo post traumatico da stress ed i disturbi del comportamento alimentare. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Aumenta e prolunga il malessere, sia per ciò che concerne le emozioni negative sia a livello di energia. Determina un circolo vizioso con l’isolamento sociale, perché ci si ritira in quanto la mente è impegnata nella ruminazione e di converso l’isolamento aumenta la ruminazione depressiva. Mantiene nella mente contenuti negativi e conduce ad una visione negativa di se stessi, degli altri e del futuro. Immobilizza la motivazione al cambiamento, in quanto mantiene attaccati ad eventi negativi del passato e ostacola l’investimento in nuove realtà o attività piacevoli. Compromette la risoluzione efficace dei problemi, rappresentando un paradosso con quelle che, a volte, sono le motivazioni analitiche che spingono a ruminare. Aumenta i tempi di sviluppo di un lavoro e compromette le prestazioni, perché riduce l’attenzione, che viene assorbita dalla ruminazione. Sortisce un effetto negativo sulle relazioni interpersonali, perché l’essere immersi nella ruminazione influenza negativamente la capacità di ascolto efficace, oppure perché la ruminazione è portata nella comunicazione con gli altri generando allontanamento e rifiuto. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div> &nbsp;<div class="imTARight"><span class="fs11lh1-5 cf1"> Autore: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Bibliografia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Caselli G. et al., 2017. <i>Rimuginio. </i>Raffaello Cortina Editore. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Rainone A., Mancini F., 2018. <i>La mente depressa. </i>Franco Angeli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Watkins E. R., 2016. <i>La terapia cognitivo comportamentale focalizzata sulla ruminazione per la depressione. </i>Erikson.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Articoli correlati: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?rimuginio-amsioso" class="imCssLink">Rimuginio ansioso</a></span></div><div class="imTAJustify"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?tristezza-e-depressione" class="imCssLink">Tristezza e Depressione</a></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><br></span></b></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs11lh1-5 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></span></b></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 02 Oct 2024 13:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Rimuginio ansioso]]></title>
			<author><![CDATA[Autore: Dott. Giuseppe Elia]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Psicopatologia"><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001B"><div><span class="fs11lh1-5"> </span><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">L'articolo mira ad accrescere la consapevolezza sul comportamento umano, attraverso l'autoriflessione.</span></i></div><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Non ha funzione di</span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?la-valutazione-psicologica-psicodiagnostica" class="imCssLink">valutazione o diagnosi</a></span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">, propria o altrui. Per tale finalità, rivolgersi ad un professionista della salute psichica.</span></i></div></div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il rimuginio è un pensiero ripetitivo, ovvero un processo mentale, che consiste nel perseverante e continuo ragionare su pensieri precipuamente negativi. I pensieri, sui quali il rimuginio viene messo in atto, possono riguardare: ipotesi negative sul futuro, giudizi negativi su di sé o sugli altri. Da ciò si evince che il rimuginio può assumere diverse forme, di cui le principali sono il rimuginio ansioso, depressivo e rabbioso. Queste ultime due forme sono meglio definite come ruminazione depressiva e ruminazione rabbiosa. </span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">In questo articolo ci si focalizzerà sul rimuginio ansioso, che ha come pensieri predominanti le ipotesi negative sul futuro. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Va precisato, prima di procedere alla descrizione del rimuginio ansioso, che rimuginare è un’ esperienza comune. Tuttavia, nel rimuginio normale la durata è breve e lo si riesce ad interrompere quando diviene troppo stressante, mentre nel rimuginio ansioso è difficoltosa l’interruzione, prolungata la durata e possono manifestarsi effetti negativi sia somatici che cognitivi. </span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1">Il rimuginio ansioso</b><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il rimuginio ansioso assume la forma di un dialogo interiore e viene attivato, in modalità anticipatoria, per gestire una preoccupazione su potenziali problemi futuri. Quindi si rivolge a preoccupazioni ed incertezze relative al futuro, a qualcosa di negativo che può accadere. Tuttavia, ipotetiche evenienze negative ed ipotetiche soluzioni sono ripetute ininterrottamente nel flusso del pensiero, senza che una decisione riesca ad essere presa, perché ad ogni ipotetica soluzione si contro-attiva un ipotetico scenario negativo che la fa percepire inefficace. Da ciò consegue il rimanere imprigionati negli scenari negativi futuri che si prevedono e ipotizzano, i quali si ripetono nel dialogo interiore, e ciò si associa a stati emotivi negativi. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Questa forma di rimuginio, si presenta nei diversi quadri psicopatologici ansiosi, ma non esclusivamente. Ad esempio, nel disturbo d’ansia generalizzata, il rimuginio è la caratteristica centrale e si riferisce a diversi aspetti della vita &nbsp;(es. la salute, il lavoro, le relazioni affettive, le relazioni amicali, lo studio); nel disturbo d’ansia sociale si rimugina sul giudizio degli altri e sull’ impressione che si darà di sé; nel disturbo di panico e nel disturbo d’ansia per la salute, sui sintomi somatici; nel disturbo ossessivo-compulsivo, sulle proprie ossessioni e sulle possibili conseguenze negative. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1">Effetti negativi</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il rimuginio ansioso, può far insorgere diversi disturbi fisici invalidanti, dovuti al continuo stato di allerta psicofisiologico. Essi possono riguardare: mal di testa, nausea, irritabilità, tensione muscolare, dolore continuo, insonnia, nonché problemi cardiovascolari. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Inoltre, consumando ed esaurendo le risorse cognitive, compromette l’efficacia cognitiva, con conseguente difficoltà di concentrazione, difficoltà nella risoluzione dei problemi e nello svolgimento di qualsiasi compito, lavoro o attività. </span></div> &nbsp;<div class="imTARight"><span class="fs11lh1-5 cf1">Autore: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Bibliografia</span></div><span class="imTAJustify fs9lh1-5 cf1">Caselli G. et al., 2017. </span><i class="imTAJustify fs9lh1-5 cf1">Rimuginio.</i><span class="imTAJustify fs9lh1-5 cf1"> Raffaello Cortina Editore</span><br><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Wells A., 1999. <i>Trattamento cognitivo dei disturbi d’ansia.</i> McGraw-Hill. </span></div> &nbsp;<br> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Articoli correlati: &nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?ansia-e-paure-quotidiane-e-psicopatologiche" class="imCssLink">Ansia e paure quotidiane e psicopatologiche</a></span></div><div class="imTAJustify"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?preoccupazioni-quotidiane-e-disturbo-d-ansia-generalizzata" class="imCssLink">Preoccupazioni quotidiane e disturbo d'ansia generalizzata</a></div><div class="imTAJustify"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?paura-e-attacchi-di-panico" class="imCssLink">Paura e attacchi di panico</a></div><div class="imTAJustify"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?ansia-sociale---fobia-sociale" class="imCssLink">Ansia sociale - Fobia sociale</a></div><div class="imTAJustify"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?paura-delle-malattie" class="imCssLink">Paura delle malattie</a></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs11lh1-5 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></span></b></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 19 Sep 2024 14:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La valutazione psicologica/psicodiagnostica]]></title>
			<author><![CDATA[Autore: Dott. Giuseppe Elia]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Psicodiagnostica"><![CDATA[Psicodiagnostica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001A"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La valutazione psicologica/psicodiagnostica, si riferisce ai metodi scientifici che gli psicologi spesso usano per comprendere la personalità umana. <i>Quindi, per focalizzare il funzionamento psicologico, relativo alla personalità nelle sue differenze individuali, nonché nelle forme patologiche (disturbi della personalità), così come le diverse sindromi (es. ansia, depressione, dipendenze, psicosi) ed il disagio psicologico, come conseguenza, ad esempio, di eventi stressanti, perdite, lutto, fasi di transizione del ciclo di vita, problemi relazionali.</i> Ciò avviene attraverso l’utilizzo di test psicologici combinati ai colloqui clinici, osservazioni o altre fonti. L’obiettivo della valutazione è promuovere una maggiore comprensione di sé e pianificare un trattamento appropriato, riducendo, inoltre, i tempi di un trattamento basato sulle informazioni ottenute esclusivamente dal colloquio clinico. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTARight"><span class="fs11lh1-5 cf1">Autore: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a></span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5"> </span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Bibliografia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Lingiardi V., Gazzillo F., 2014. <i>La personalità e i suoi disturbi. Valutazione clinica e diagnosi al servizio del trattamento.</i> Raffaello Cortina Editore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Pagina del sito-web correlata: <span><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/intervento-psicologico.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/intervento-psicologico.html', null, false)">Intervento psicologico</a></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs11lh1-5 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></span></b></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 13 Aug 2024 16:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Narcisismo e Narcisismo patologico]]></title>
			<author><![CDATA[Autore: Dott. Giuseppe Elia]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Psicopatologia"><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000019"><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">L'articolo mira ad accrescere la consapevolezza sul comportamento umano, attraverso l'autoriflessione.</span></i></div><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Non ha funzione di</span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?la-valutazione-psicologica-psicodiagnostica" class="imCssLink">valutazione o diagnosi</a></span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">, propria o altrui. Per tale finalità, rivolgersi ad un professionista della salute psichica.</span></i></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Narcisismo e narcisismo patologico, non identificano lo stesso funzionamento psicologico, non sono sinonimi. Il termine <i>narcisismo</i> riguarda l’aspetto “sano e adattivo”, un aspetto del funzionamento psicologico, un tratto, di tutti gli individui, mentre il <i>narcisismo patologico </i>può essere considerato l’espressione estrema e disfunzionale del primo.</span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Con <b>narcisismo sano</b>, ci si riferisce alla capacità di mantenere un’ immagine relativamente positiva di se stessi tramite processi di autoregolazione del Sé, delle emozioni e delle relazioni sociali, rispetto ai bisogni di validazione e di affermazione, con la motivazione alla ricerca di esperienze di accrescimento di sé nell’ambiante sociale. Quindi un’ affermazione personale in modo rispettoso degli altri, anche dinanzi alla competizione, utilizzando in modo appropriato le emozioni (es. ansia, rabbia, tristezza, gioia, senso di colpa, vergogna) per la regolazione del proprio comportamento. Si tratta di autovalutarsi positivamente, senza trascurare le critiche e l’approvazione altrui, di non sentirsi dei completi falliti se qualcosa a cui si aspirava dovesse andare male, di avere benevolenza verso se stessi ammettendo di poter commettere degli errori, accettando di avere dei limiti senza arrendersi ad essi e senza considerare come fallimentare tutto ciò che non rappresenta la perfezione. In sintesi, il narcisismo sano, è relativo alla funzionale ed adattiva regolazione della propria autostima. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Per ciò che concerne il <b>narcisismo patologico</b>, &nbsp;esso si associa a caratteristiche di rigidità e pervasività con deficit nella capacità di autoregolazione dei propri stati mentali e della stima di se stessi. In tal senso, i normali bisogni di ammirazione e riconoscimento da parte degli altri, divengono esasperati con l’utilizzo di modalità inappropriate, sostanziando il primario obiettivo esistenziale. Le esperienze di frustrazione dei propri bisogni tendono ad avere ripercussioni significative sulle relazioni interpersonali, con l’acuirsi di emozioni negative e conseguenti ripercussioni sulla propria autostima e sulla emotività negativa, perché difficile diventa la loro regolazione. Il valore di se stessi è mostrato come ipertrofico ma nella sostanza è estremamente fragile ed è sottoposto a continue fluttuazioni in assenza di esperienze di conferma esterna, dalle quali dipende. Ma nel contempo è presente un conflitto difficile da dirimere, caratterizzato dal bisogno degli altri per ricevere il rifornimento di ammirazione/conferma del proprio valore, ma nel contempo il confronto “autentico” con gli altri viene sentito come potenzialmente minaccioso per l’immagine di sé. Il percepire ad esempio che l’altro ha caratteristiche positive, sentite come mancanti in se stessi, porterebbe a ferite profonde e intollerabili.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">In sintesi, nella manifestazione psicopatologica, gli aspetti sani del narcisismo sono compromessi e l’autostima, ovvero il valore personale, nonché i propri stati mentali sono regolati in modo disfunzionale, compensatorio. Ciò si estrinseca sia nel peculiare rapporto con se stessi, sia nel modo con cui ci si relaziona agli altri. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Sono ad oggi evidenziate tre forme prototipiche attraverso le quali può manifestarsi il narcisismo patologico. Esse sono: <i>il narcisismo grandioso</i>, definito anche overt o inconsapevole, <i>il narcisismo ipervigile</i> o covert ed <i>il narcisismo maligno</i> o perverso. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Nella seguente descrizione, verranno mostrati diversi aspetti, che possono caratterizzare il peculiare funzionamento narcisistico patologico, non tutti devono essere necessariamente presenti, considerando una gradazione di manifestazioni, nonché la mescolanza di diverse sfumature concernenti le diverse tipologie. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs11lh1-5">Il narcisismo grandioso</i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs11lh1-5 cf1"> </i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il narcisismo grandioso, si manifesta con un diffuso senso di grandiosità di se stessi nella fantasia e nel comportamento, necessità di ammirazione e mancanza di empatia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Riguardo il mondo interno, frequente è l’assorbimento in fantasie di successo, perfezione e amore ideale. Nelle relazioni interpersonali si manifesta con un grandioso senso d’importanza, ad esempio nella comunicazione con gli altri sono esagerati risultati e talenti e ci si aspetta di essere considerati superiori. Quindi si richiede eccessiva ammirazione da parte degli altri per il proprio senso di grandiosità e superiorità, non provando altresì gratitudine. Inoltre, si ritiene di poter essere capiti solo da persone speciali e di dover frequentare solo persone o istituzioni appropriate alla propria grandezza ed importanza. &nbsp;Non c’è empatia e si ha difficoltà a riconoscere i sentimenti ed i bisogni degli altri. La propria attenzione è centrata su se stessi e le altre persone sono sfruttate per raggiungere i propri scopi personali, l’avidità è elevata e può arrivare fino al desiderio di appropriarsi di ciò che gli altri hanno. &nbsp;Preminente è anche il senso di “diritto” che si manifesta nell’aspettarsi speciali trattamenti di favore o di soddisfacimento immediato delle proprie aspettative. Si esperisce invidia nei confronti degli altri oppure si crede che gli altri provino invidia nei propri confronti; quindi gli altri vengono svalutati per non sentire questo penoso sentimento dentro di sé. &nbsp;Arroganza, presunzione e aggressività caratterizzano il modo di porsi in rapporto agli altri e la rabbia è un frequente ed intenso vissuto interiore. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’individuo narcisista grandioso è inconsapevole degli effetti negativi che il suo comportamento suscita negli altri, inducendo in alcuni noia, fastidio, ostilità ed il conseguente allontanamento. Quando dialoga con gli altri &nbsp;i &nbsp;discorsi sono colmi di riferimenti ai propri successi, sembra come se si rivolgesse ad una grande platea e l’altro è scarsamente o meglio per nulla considerato e ascoltato &nbsp;realmente nella interazione dialogica, se non in funzione di ammiratore; le critiche sono intollerabili, mettersi in discussione è impossibile. L’allontanamento o la critica dell’altro è sovente interpretata come “incapacità di capire” oppure come manifestazione d’invidia nei propri confronti. La colpa è sempre spostata sugli altri ed alla percezione di offesa, le reazioni sono di arroganza e aggressività. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">In aggiunta a questi aspetti, elevato è il bisogno di perfezionismo, controllo, ed ansia prestazionale. Da ciò consegue l’indecisione nelle scelte, l’essere controllante ed ossessionato dalla perfezione. Ciò è finalizzato all’ effetto sugli altri con il fine di ottenere l’ammirazione e il rispecchiamento di unicità e grandiosità. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La percezione degli altri è relativa non a quello che sono (esseri umani con propri bisogni, sentimenti, …) ma a quello che fanno, cioè all’ utilità che hanno per loro, all’ avidità ed allo sfruttamento. Il bisogno di ammirazione da parte degli altri è un bisogno perpetuo, che non trova mai fine, così come i traguardi (lavorativi, formativi, di vita, ecc…) non sono mai sufficienti per colmare il senso di vuoto e di notevole fragilità della propria autostima. Da ciò consegue l’ incapacità ad un amore vero, l’altro serve solo a confermare il proprio valore personale. L’incapacità a lasciarsi andare ad una dipendenza sana nelle relazioni, specie romantiche, si manifesta con una temporanea idealizzazione e poi la svalutazione dell’altro, dapprima la “perfezione” nell’ altra persona e poi in un secondo momento la trasformazione in nemico o persona di poco valore. Infine dato il bisogno incolmabile di ammirazione, approvazione e riconoscimento di unicità, a fronte del precario valore personale, le relazioni interpersonali assumono sempre la forma di competitività, non sana, dove l’individuo nutre una irrefrenabile fame di primeggiare, manipolare, dominare e vincere. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs11lh1-5">Il narcisismo ipervigile</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il narcisismo ipervigile, rappresenta l’altra estremità di un continum, rispetto al narcisismo grandioso. È una manifestazione di narcisismo patologico meno manifesta, all’ apparenza. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il narcisista ipervigile, a differenza del grandioso, è caratterizzato da una estrema sensibilità a come gli altri reagiscono nei suoi confronti, prestando attenzione alla minima critica, disapprovazione o mancanza di rispetto (verbale o non verbale, reale o presunta), ne sono costantemente alla ricerca, sono ipervigili, e per tale motivo si sentono frequentemente offesi e feriti dagli altri; possono reagire, in tali circostanze, con crisi di pianto o turbamento emotivo. &nbsp;Sono timidi ed inibiti e non si mettono in evidenza agli occhi degli altri, evitano di stare al centro dell’attenzione, perché sono convinti che saranno rifiutati e umiliati. Vivono interiormente un profondo sentimento di vergogna connesso al loro desiderio segreto di esibirsi con modalità grandiose. La grandiosità è nascosta sotto una apparente vulnerabilità. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’autostima, anche nel narcisismo ipervigile, rappresenta l’aspetto nodale, la sua regolazione non è funzionale ed adattiva, ma a differenza del narcisista grandioso, si cerca di regolarla evitando le situazioni di vulnerabilità e studiando attentamente gli altri per apparire nel modo ritenuto adeguato. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs11lh1-5">Il Narcisismo maligno</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il narcisismo maligno è una forma di narcisismo grandioso con maggiori caratteristiche antisociali. Si manifesta con le caratteristiche del narcisismo grandioso, ma con delle peculiarità date da un esagerato senso d’importanza, mancanza di senso di colpa e rimorso, manipolazione interpersonale, ricerca di potere, senso di privilegio, rabbia furiosa, sadismo, aggressività e orientamento paranoide. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div> &nbsp;&nbsp;<div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5">Qual è la genesi del narcisismo patologico?</b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Ad oggi, non sono evidenziate sostanziali differenze di genere per ciò che concerne il narcisismo patologico, manifestandosi sia nel sesso maschile, sia in quello femminile. Inoltre, fattori genetici, ereditari e neurofisiologici, non hanno ricevuto sostegno dalla ricerca come fattori capaci di spiegare l’origine del disturbo. Da ciò consegue che, il narcisismo patologico viene, attualmente, attribuito a fattori di sviluppo psicologico nella stretta interrelazione tra l’individuo ed il suo ambiente di vita, di cui primaria importanza è attribuita, dalle teorie psicologiche sullo sviluppo umano, alle relazioni affettive primarie (familiari o di chi dell’infante e poi dell’adolescente si prende cura), in uno specifico contesto sociale e culturale. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTARight"><span class="fs11lh1-5 cf1">Autore:</span><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span><span class="fs11lh1-5"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs9lh1-5 cf1">Bibliografia</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">APA, 2014. <i>Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – DSM-5</i>. Raffaello Cortina Editore.<i></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Fabj L. V., 2023. <i>Il Narcisismo patologico.</i> Giunti. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Fossati A, Borroni S., 2018. <i>Narcisismo patologico</i>. Raffaello Cortina Editore. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Gabbard G. O. 2015. <i>Psichiatria psicodinamica</i>. Raffaello Cortina Editore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Madeddu F. 2020. <i>I mille volti di Narciso.</i> Raffaello Cortina Editore. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Articoli correlati: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?relazioni-sane-e-dipendenza-affettiva" class="imCssLink">Dipendenze affettive romantiche</a></span></div><div><br></div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs11lh1-5 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></span></b></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 10 Jul 2024 12:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Assertività]]></title>
			<author><![CDATA[Autore: Dott. Giuseppe Elia]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Crescita_personale"><![CDATA[Crescita personale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000018"><div class="imTAJustify"><div><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">L'articolo mira ad accrescere la consapevolezza sul comportamento umano, attraverso l'autoriflessione.</span></i></div><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Non ha funzione di</span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?la-valutazione-psicologica-psicodiagnostica" class="imCssLink">valutazione o diagnosi</a></span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">, propria o altrui. Per tale finalità, rivolgersi ad un professionista della salute psichica.</span></i></div></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Nelle relazioni interpersonali, un aspetto di significativa rilevanza è <i>il modo</i> con cui si esprimono le proprie emozioni, le proprie opinioni ed i propri bisogni attraverso il comportamento verbale e non verbale. &nbsp;Certe persone si esprimono in modo chiaro ed efficace rispettando l’altro e sé stessi, senza cercare di prevaricare e senza essere prevaricati. Alcune, hanno difficoltà ad esprimersi e tendono ad essere sopraffatte dagli altri. Altre, invece, tendono ad imporre le proprie opinioni, esigenze e richieste. Queste tre modalità rimandano, rispettivamente, agli stili assertivo, passivo ed aggressivo. </span></div><div><br></div><div><b class="fs11lh1-5 cf1">Aggressività – Passività – Assertività e benessere interpersonale e soggettivo </b></div><div><br></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Nello<b> stile aggressivo</b>, il rapporto con gli altri è sbilanciato ed i propri bisogni, opinioni e vissuti hanno la prerogativa rispetto a quelli degli altri. Si manifesta nel rapportarsi agli altri attraverso la prevaricazione, il dominio e la manipolazione. Si mira ad indurre l’altro a comportarsi secondo proprio piacimento e non vi è ascolto reale nei confronti altrui. Inoltre, si è ostili, non si accetta di poter sbagliare e non si chiede scusa per un proprio comportamento errato.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Tale dinamica interazionale determina la difficoltà di trasmissione efficace di ciò che si vuole comunicare, determinando spavento, inibizione, schiacciando l’altro, oppure generando aggressività. Questa modalità, nel breve termine fa percepire di tenere l’interlocutore o la relazione sotto il proprio controllo ed ottenere ciò che si desidera, ma nel lungo periodo determina allontanamento e sfiducia da parte degli altri, isolamento sociale e logoramento personale. Nel vissuto soggettivo, sono preminenti rabbia, spesso esplosiva, risentimento e a volte senso di colpa. Ciò si associa a distress costante ed all’ aumento del rischio d’insorgenza di malattie fisiche psicosomatiche.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Lo<b> stile passivo</b>, è l’altra faccia della medaglia rispetto allo stile aggressivo. I bisogni degli altri sono preminenti rispetto i propri ed i conflitti interpersonali vengono evitati. Si caratterizza per la difficoltà a comunicare ciò che si pensa e i propri sentimenti oltre al non riuscire a rifiutare richieste e a dire no, ma anche a fare richieste. Si tende ad essere acquiescenti verso i bisogni, desideri, opinioni e vissuti emotivi degli altri ed a mettere in secondo piano i propri. Tendenzialmente si subisce dagli altri e si è soggetti a manipolazione psicologica, oltre alla difficoltà nel prendere decisioni ed alla paura di sbagliare.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Questi comportamenti, generano inizialmente, nell’altro, piacevolezza e simpatia, lasciando spazio anche alla manipolazione psicologica, ma nel lungo termine inducono noia e antipatia. Inoltre se nel breve termine, la passività, porta ad una percezione soggettiva della riduzione del senso di colpa, del rimorso ed all’approvazione sociale, nel lungo periodo determina la squalifica progressiva di Sé, la perdita di autostima ed autoefficacia, relazioni insoddisfacenti, senso di solitudine, possibili esplosioni improvvise di rabbia e rischio di patologie psicosomatiche.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Infine, lo<b> stile assertivo </b>o assertività, riguarda la capacità di comunicare in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni e le proprie opinioni, riconoscendo i propri diritti e quelli altrui. Ci si pone nelle relazioni in modo paritario, onesto e rispettoso di se stessi e degli altri, ascoltando l’altro ed esprimendo il proprio assenzo o disaccordo senza prevaricare, svalutare o manipolare &nbsp;(stile aggressivo) né accettando tacitamente quanto richiesto o comunicato dall’altro in modo diretto o manipolativo, reprimendo se stessi (stile passivo). Si tratta di un aspetto del funzionamento psicologico di chi è in grado di far valere le proprie opinioni ed i propri diritti pur rispettando quelli altrui, secondo il principio della reciprocità. La negoziazione è il principale strumento utilizzato per risolvere i conflitti interpersonali.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Lo stile assertivo consente di filtrare le relazioni ed essere meno suscettibili a quelle aggressive e manipolative, &nbsp;promuovendo il benessere relazionale in quanto induce nell’altro fiducia, rispetto, condivisione e apertura al dialogo, sia nel breve termine che nel lungo termine. Sortisce i suoi effetti positivi sul benessere soggettivo, attraverso il buon rapporto con le proprie emozioni e l’empatia, sostenendo la propria autostima, la propria autoefficacia e la percezione di coerenza con se stessi. Svolge, infine, un ruolo protettivo per la propria salute, contribuisce alla riduzione del distress e dell’insorgenza di problematiche ad esso correlate. </span></div><div><br></div><div><b class="fs11lh1-5 cf1">Conclusioni</b></div><div><b class="fs11lh1-5 cf1"><br></b></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Generalmente, uno dei tre stili è prevalente nelle varie relazioni interpersonali. Tuttavia, possono manifestarsi differenze nel modo di rapportarsi agli altri in specifiche relazioni (familiari, romantiche, amicali, lavoro/studio, quotidiane per cose pratiche).</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">L’intervento psicologico, mira agli aspetti cognitivi, emotivi e comportamentali che sottendono ai rispettivi stili di funzionamento interpersonale, sviluppando o potenziando lo stile assertivo, favorendo, in tal modo, un miglioramento del benessere soggettivo ed interpersonale. </span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTARight"><span class="fs11lh1-5 cf1">Autore:</span><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span><span class="fs11lh1-5"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a></span></div></div><div><br></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Bibliografia</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Anchisi R., Dessy Gambotto M., 2013. <i>Manuale di assertività.</i> Franco Angeli.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Baggio F. 2013. <i>Assertività e training assertivo.</i> Franco Angeli.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Sanavio E., Sanavio F., 2022. <i>Training di comunicazione assertiva.</i> Erickson. </span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs11lh1-5 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></span></b></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 13:20:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Paura di amare e di essere amati (Philophobia)]]></title>
			<author><![CDATA[Autore: Dott. Giuseppe Elia]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Psicopatologia"><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000017"><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">L'articolo mira ad accrescere la consapevolezza sul comportamento umano, attraverso l'autoriflessione.</span></i></div><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Non ha funzione di</span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?la-valutazione-psicologica-psicodiagnostica" class="imCssLink">valutazione o diagnosi</a></span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">, propria o altrui. Per tale finalità, rivolgersi ad un professionista della salute psichica.</span></i></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La philophobia è la paura di lasciarsi andare al partner, amandolo, e di accogliere, serenamente, l’amore da parte dell’altro. Ciò determina sofferenza per il conflitto tra il desiderio di vivere una relazione amorosa ed il non riuscirci a causa della paura. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Questa condizione psicologica, che arreca disagio a chi la vive, ma anche al partner, ovvero alla relazione, può essere considerata nell’ambito delle manifestazioni ansiose concernenti la fobia specifica. </span></div><div class="imTAJustify fs11lh1-5 cf1"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">La fobia specifica, riguarda </span><b class="fs11lh1-5">la paura marcata</b><span class="fs11lh1-5"> per uno stimolo fobico (oggetto o situazione), che può variare d’intensità, in base alla distanza tra sé e lo stimolo, manifestarsi anticipatamente (ansia anticipatoria) pensando di entrare in contatto con esso e raggiungere la massima intensità in sua presenza. La paura marcata può manifestarsi sia anticipando, sia a contatto con lo stimolo fobico, attraverso: tachicardia, sudorazione eccessiva, vertigini, nausea, senso di soffocamento, disturbi allo stomaco o intestinali; fino ad attacchi di panico completi o paucisintomatici, attesi.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">A causa della paura intensa e dell’ansia anticipatoria, si manifesta <b>evitamento attivo</b>, quindi intenzionalmente si cerca di prevenire o di ridurre al minimo il contatto. Qualora l’evitamento non è possibile, oppure si decide di non evitare il contatto con lo stimolo fobico, &nbsp;la paura e l’ ansia sono intense. &nbsp;La paura, l’ansia e l’evitamento sono sproporzionati rispetto al reale pericolo rappresentato dall’oggetto o dalla situazione specifica. &nbsp;</span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Nella philophobia, l’oggetto della paura, marcata ed ingiustificata, è rappresentato dal <b>legame amoroso</b>, che si avverte come minaccioso per la propria vita. Vi è il timore di affidarsi al partner e la paura che la relazione amorosa arrecherà sofferenza. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Tuttavia, all’inizio della relazione l’individuo con philophobia mostra il bisogno di affetto e inizia la relazione. Gli effetti si manifestano nel momento in cui il legame sembra consolidarsi. L’amore e l’affetto ricevuto dal partner ed il sentire l’insorgere dentro di sé di un sentimento amoroso, sono destabilizzanti. Insorgono pensieri caratteristici come: paura di perdere il controllo, paura di essere manipolati, pensieri e vissuti d’inadeguatezza, credenza che la relazione possa finire all’improvviso, vergogna di essere giudicati male, sentimenti di sconfitta. Quindi, tutto ciò che fino a quel momento risultava controllabile e tenuto a distanza diventa troppo vicino e induce paura intensa. Insorge il vissuto di oppressione, si lamentano insicurezze al partner e si avverte la spinta ad allontanarsi dal rapporto. A questi pensieri e vissuti, possono associarsi, soprattutto in rapporto alla percezione soggettiva dell’avvicinamento dell’oggetto della paura, l’amore, che inizia a manifestarsi dentro di sé e/o da parte del partner, razioni neurofisiologiche di ansia intensa (tachicardia, sudorazione eccessiva, vertigini, nausea, senso di soffocamento, disturbi allo stomaco o intestinali; fino ad attacchi di panico completi o paucisintomatici, attesi). In alcuni casi i propri sentimenti sono ipercontrollati e di converso viene calcato il bisogno d’indipendenza e di autonomia; si alternando momenti di avvicinamento e di distanziamento affettivo e comportamentale verso il partner. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Le relazioni della persona con philophobia tendono ad avere breve durata, ed è proprio lui/lei ad interrompere la relazione, con funzione preventiva, a fronte della temuta sofferenza a cui, crede, condurrà il legame amoroso. A volte, l’interruzione della relazione accade in modo inaspettato, <i>ghosting</i>, per il partner inconsapevole dei segnali che antecedono la possibilità di fuga dal rapporto, quindi dei comportamenti difensivi con cui il philophobico si pone nella relazione affettiva-romantica. Tra i segnali che antecedono la fuga dalla relazione vanno annoverati: l’impermeabilità all’amore e l’estrema autosufficienza, la distanza relazionale e i lunghi periodi di silenzi, i messaggi contraddittori, la conoscenza iniziale a distanza con funzione protettiva, il non ragionare mai in direzione del “noi”, l’incostanza nella relazione (avvicinamenti-allontanamenti) e la reticenza a presentare amici o parenti al partner. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1">Conclusioni</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La Philophobia, è una manifestazione psicopatologica, con alta diffusione nel contesto storico e culturale odierno. Si stima che ne soffra circa il 10% della popolazione. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTARight"><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Autore:</span><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span><span class="fs11lh1-5"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a></span></div></div><div class="imTARight"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Bibliografia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Veneruso D. 2019. <i>Philophobia e Philoterapia. Paura d’amare.</i> Franco Angeli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">APA, 2014. <i>Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – DSM-5. </i>Raffaello Cortina Editore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Articoli correlati: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?paura-e-attacchi-di-panico" class="imCssLink">Paura e attacchi di panico</a></span></div><div class="imTAJustify"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?ansia-e-paure-quotidiane-e-psicopatologiche" class="imCssLink">Ansia e paure quotidiane e psicopatologiche</a></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTAJustify"><span class="fs11lh1 cf1"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs11lh1-5 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></span></b></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 14:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Rilassamento muscolare progressivo di Jacobson]]></title>
			<author><![CDATA[Autore: Dott. Giuseppe Elia]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Rilassamento_psicofisiologico"><![CDATA[Rilassamento psicofisiologico]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000016"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Il rilassamento muscolare progressivo (RMP) di Jacobson è una tecnica che mira ad un rilassamento psicofisiologico agendo primariamente a livello corporeo. Si definisce progressivo perché gradualmente, considerando la risposta individuale, viene generalizzato a tutto il corpo, dai piedi al volto.</span><br></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Nonostante agisca primariamente sul corpo, questa tecnica induce un rilassamento psicologico, uno stato di calma e benessere ed un miglioramento del funzionamento cognitivo. Ciò è dovuto alla circolarità che intercorre tra mente e corpo: le tensioni psichiche portano con se tensioni corporee, muscolari, e le tensioni corporee si accompagnano a tensioni psichiche. Da ciò consegue l’ aspecifica applicazione del metodo a tutte le condizioni psico-fisiologiche correlate ad alti livelli di tensione. </span></div><div><br></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Il metodo fu ideato e sviluppato da Edmund Jacobson nel 1930, basandosi sull’osservazione scientifica, mostrandone l’efficacia e l’utilità in molti ambiti della fisiologia, della medicina e della psicologia clinica. I cambiamenti psico-corporei, furono osservati e obiettivati tramite strumenti di misura elettrofisiologici. Studi sperimentali successivi, ed attuali, validano la sua efficacia in diversi ambiti di applicazione. </span></div><div><br></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Diversi parametri psicofisiologici indicano l’azione del RMP sul ri-bilanciamento dell’attivazione del sistema nervoso autonomo simpatico e di quello parasimpatico con la riduzione del cortisolo, della frequenza cardiaca, della frequenza respiratoria e della pressione arteriosa, indici psicofisiologici relativi a condizioni di tensione. &nbsp;</span></div><div><br></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Il RMP si dispiega nell’ apprendimento dell' induzione volontaria della contrazione muscolare e del successivo rilassamento volontario nei diversi gruppi muscolari del corpo, attraverso una specifica concentrazione psichica (attiva) ed una modalità caratterizzante.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">L’acquisizione della tecnica, nonché i suoi benefici rappresentano un processo graduale, che richiede costanza. Ciò avviene attraverso la sinergica collaborazione tra lo psicologo che istruisce la persona alla pratica, considerando lo specifico funzionamento somatico e psichico, e l’esercitazione autonoma nella propria quotidianità. </span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><b class="fs11lh1-5 cf1">Controindicazioni</b></div> &nbsp;<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Questa tecnica, non mostra particolari controindicazioni, per età, problematiche somatiche e psicopatologiche anche gravi (psicosi). &nbsp;</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"> &nbsp;</span><b class="imTACenter fs11lh1-5 cf1">Efficacia</b></div> &nbsp;<div><!--[if !supportLists]--><span class="fs11lh1-5 cf1">· &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<!--[endif]-->Stress</span></div><div><!--[if !supportLists]--><span class="fs11lh1-5 cf1">· &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<!--[endif]-->Ansia</span></div><div><!--[if !supportLists]--><span class="fs11lh1-5 cf1">· &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<!--[endif]-->Paura</span></div><div><!--[if !supportLists]--><span class="fs11lh1-5 cf1">· &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<!--[endif]-->Depressione</span></div><div><!--[if !supportLists]--><span class="fs11lh1-5 cf1">· &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<!--[endif]-->Insonnia</span></div><span class="fs11lh1-5 cf1">· &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span class="fs11lh1-5 cf1">Cefalea* </span><span class="fs10lh1-5 cf1">(</span><span class="fs10lh1-5 cf1"><i>specie tensiva</i></span><span class="fs10lh1-5 cf1">)</span><br><div><!--[if !supportLists]--><span class="fs11lh1-5 cf1">· &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<!--[endif]-->Dolore*</span></div><div><!--[if !supportLists]--><span class="fs11lh1-5 cf1">· &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<!--[endif]-->Sintomi premestruali*</span></div><div><!--[if !supportLists]--><span class="fs11lh1-5 cf1">· &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<!--[endif]-->Problematiche gastrointestinali*</span></div><div><!--[if !supportLists]--><span class="fs11lh1-5 cf1">· &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<!--[endif]-->Ipertensione arteriosa*</span></div><div><!--[if !supportLists]--><span class="fs11lh1-5 cf1">· &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<!--[endif]-->Malattie croniche*</span></div><div><!--[if !supportLists]--><span class="cf1"><span class="fs11lh1-5">· &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><!--[endif]--><span class="fs11lh1-5">Studio, lavoro, sport </span><span class="fs10lh1-5">(</span><span class="fs10lh1-5"><i>concentrazione, memoria, ansia da prestazione, performance, gestione dello stress, recupero psicofisico</i></span><span class="fs10lh1-5">)</span></span></div><div><!--[if !supportLists]--><span class="cf1"><span class="fs11lh1-5">· &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><!--[endif]--><span class="fs11lh1-5">Gestione delle emozioni </span><span class="fs10lh1-5">(</span><span class="fs10lh1-5"><i>di cui la rabbia</i></span><span class="fs10lh1-5">)</span></span></div><div><!--[if !supportLists]--><span class="fs11lh1-5 cf1">· &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<!--[endif]-->Tensioni quotidiane legate al ruolo, al caregiving, al lavoro interpersonali, …</span></div><div><!--[if !supportLists]--><span class="fs11lh1-5 cf1">· &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<!--[endif]-->Condizioni generali di tensione psico-fisica</span></div><div><!--[if !supportLists]--><span class="fs11lh1-5 cf1">· &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<!--[endif]-->Concentrazione</span></div><div><!--[if !supportLists]--><span class="fs11lh1-5 cf1">· &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<!--[endif]-->Memoria</span></div><div><!--[if !supportLists]--><span class="fs11lh1-5 cf1">· &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<!--[endif]-->Benessere</span></div><div><br></div><div><span class="cf1"><span class="fs11lh1-5">*</span><i class="fs10lh1-5">Integrato a valutazione/terapia medica</i></span></div><div class="imTARight"><span class="cf1"><i class="fs10lh1-5"><br></i></span></div><div class="imTARight"><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Autore:</span><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span><span class="fs11lh1-5"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a></span></div></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Bibliogrfia</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Bertolotti G. 2013. <i>Il rilassamento progressivo in psicologia.</i> Carocci Faber.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Battaglini, M. P. et al., 2022. <i>Analysis of Progressive Muscle Relaxation on Psychophisiological Variables in Basketball Athletes. </i>International Giournal of Environmental Research and Public Health.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Jose A. et al., 2022. <i>Impact of relaxation therapy on premenstrual symptoms: A Systematic Review</i>. Journal of Education and Health Promotion.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Khir S. M. et al., 2024. <i>Efficacy of Progressive Muscle Relaxation in Adults for Stress, Anxiety, and Depression: A Systematic Review.</i> &nbsp;Psychology Research and Behavior Management.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Hubbard K. K., Blyler., 2016<i>. Improving Academic Performance and Working Memory in Health Science Graduate Students Using Progressive Muscle Relaxation Training.</i><em> </em><em>The American Journal of Occupational Therapy. </em></span><i></i></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1"><em><br></em></span></div><div><span class="cf1 ff1">Articoli correlati: </span><span class="cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?stress-e-salute" class="imCssLink">Stress e Salute</a></span></div><div><span class="cf1 ff1"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span class="cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?paura-e-attacchi-di-panico" class="imCssLink">Paura e attacchi di panico</a></span></div><div><span class="cf1 ff1"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span class="cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?tristezza-e-depressione" class="imCssLink">Tristezza e Depressione</a></span></div><div><br></div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1"><em><br></em></span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1"><em><br></em></span></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs11lh1-5 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></span></b></div></div></div> &nbsp;<div><span class="fs11lh1-5"> </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 05 Mar 2024 10:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Adolescenza]]></title>
			<author><![CDATA[Autore: Dott. Giuseppe Elia]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Adolescenza"><![CDATA[Adolescenza]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000015"><div><div class="imTACenter"><div><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">L'articolo mira ad accrescere la consapevolezza sul comportamento umano, attraverso l'autoriflessione.</span></i></div><div><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Non ha funzione di</span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?la-valutazione-psicologica-psicodiagnostica" class="imCssLink">valutazione o diagnosi</a></span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">, propria o altrui. Per tale finalità, rivolgersi ad un professionista della salute psichica.</span></i></div></div></div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’adolescenza, è considerata, dalla letteratura scientifica odierna, come una fase di transizione all’interno di uno specifico contesto storico e culturale. Una fase di transizione è un periodo evolutivo di cambiamento e di riorganizzazione. L’adolescenza non è l’unica fase di transizione nel ciclo di vita dell’individuo, infatti altre sono rappresentate, ad esempio, dal divenire genitori e dalla vecchiaia. Da ciò consegue che la rappresentazione dell’adolescenza come momento di crisi, d’instabilità, unica, del ciclo di vita, a cui poi seguirà la stabilità dell’età adulta, è una rappresentazione del luogo comune, ma scientificamente obsoleta. Inoltre lo sviluppo umano, di cui la fase adolescenziale, non assume una forma ed una traiettoria obbligata, in senso adattivo o psicopatologico, ma traiettorie possibili, che sono il risultato dell’interazione tra l’individuo e il suo ambiente di vita (familiare, scolastico, amicale, …).Tuttavia, come ogni fase di transizione, l’adolescenza porta con se dei compiti di sviluppo, peculiari, che hanno come fine la riorganizzazione dell’identità e delle relazioni sociali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il processo evolutivo adolescenziale inizia con la pubertà &nbsp;e con lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari oltre ai cambiamenti morfologici del corpo, che comportano cambiamenti anche psicologici. La conclusione &nbsp;dell’adolescenza (a che età?) è un aspetto dibattuto nella letteratura scientifica, tuttavia essa si può dire terminata quando l’individuo acquisisce, sufficientemente, una identità definita e distinta, divenendo capace di porsi di fronte al mondo in modo autonomo, coerente e responsabile, caratteristiche attribuite all’età adulta. Preminente è il concetto di autonomia, del raggiungimento dell’indipendenza, ma con essa non ci si riferisce all’assenza di relazione con l’altro, bensì all’assunzione di un ruolo paritetico, soprattutto nei confronti delle figure genitoriali, di altri adulti, ecc. Ciò è in linea con lo sviluppo cognitivo, che diviene ipotetico-deduttivo, con l’acquisizione della capacità di formulare ipotesi e giungere a conclusioni personali, da cui l’ acquisizione di un pensiero critico e del concetto della relatività. Da ciò, la spinta a mettere in discussione ciò che prima veniva considerato un valore assoluto, come ad esempio le idee degli adulti, di cui principalmente i genitori. La linea evolutiva, funzionale e adattiva, vede il transitare da una dipendenza elevata, totale e fisiologica dell’infante dalla figura di attaccamento, esempio la madre, ad un rapporto di parità relazionale, maturata in adolescenza, tra genitore e figlia/o. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Da un punto di vista dello sviluppo cerebrale, durante l’adolescenza avvengono importanti trasformazioni strutturali e funzionali, ancora non complete con la sola evenienza della pubertà. Tra le strutture &nbsp;e i circuiti cerebrali di primaria importanza, vanno considerate le aree prefrontali, deputate al processamento delle informazioni, al problem solving, alla presa di decisione, alla pianificazione di comportamenti diretti ad uno scopo ed al controllo inibitorio sulle spinte istintive ed emotive, così come il corpo calloso (organo di connessione tra emisfero destro ed emisfero sinistro), i circuiti cerebrali della ricompensa regolati dal neurotrasmettitore dopamina (area tegmentale ventrale, nucleo accumbens) e altre strutture sottocorticali tra cui l’ippocampo deputato ai processi di apprendimento e memoria ed il sistema limbico, di cui l’amigdala, per ciò che concerne le informazioni a contenuto emozionale. </span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Siegel (1999) evidenzia che la mente emerge dall’attività del cervello la cui strutturazione ed il suo funzionamento è influenzato dalle esperienze interpersonali, durante lo sviluppo, di cui particolare rilevanza assumono l’infanzia e l’adolescenza. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Le esperienze relazionali ed affettive, in interazione con la base temperamentale, biologica e innata, &nbsp;stimolano la strutturazione ed il coordinamento di circuiti cerebrali che controllano e regolano: l’attribuzione di significato, la regolazione delle funzioni dell’organismo, la modulazione delle emozioni, l’organizzazione della memoria e del Sé. &nbsp;Da ciò consegue, che lo sviluppo umano, di cui quello psicologico, non è il risultato esclusivo di determinanti biologiche e innate, ma si dispiega nella interazione tra individuo e ambiente, sin dalla nascita, ma anche prima. </span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5"> </span></div><div><b class="fs11lh1-5 cf2">Compiti di sviluppo dell’adolescenza</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Diversi sono i compiti di sviluppo, ovvero il rimaneggiamento psicologico di aspetti di Sé a cui l’adolescente deve far fronte per superare in modo adattivo, funzionale e non psicopatologico, il processo di sviluppo adolescenziale. Essi, sono stimolati dai cambiamenti biologici, cognitivi e sociali tipici di questa fase di transizione del ciclo di vita. <i>Il modo</i> con cui l’adolescente affronterà i suoi compiti di sviluppo, in termini funzionali o con deviazione psicopatologica dipenderà dalle sue caratteristiche biologiche e psicologiche che sono il frutto della sua storia di sviluppo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">I compiti di sviluppo si estrinsecano a livello fisico, cognitivo e sociale, ed hanno come finalità comune quella della costruzione della propria identità, transitando da una identità completamente basata sul giudizio degli altri e peculiarmente dei genitori, ad una identità basata sui propri giudizi personali. In questo processo di cambiamento, &nbsp;tra i quesiti che l’adolescente si pone, nel suo dialogo interiore, emergono: chi sono? Che posto occupo nella società? Cosa mi definisce? Per quali scopi investire il mio tempo e le mie energie in una prospettiva futura? </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Riguardo il corpo, i compiti di sviluppo sono relativi ai cambiamenti somatici che insorgono con la pubertà, che riguardano anche i caratteri secondari della sessualità. Da ciò consegue la necessità di accettarsi nel proprio corpo, riorganizzando la propria identità fisica o immagine corporea, conoscere e integrare, nella propria rappresentazione mentale, la sessualità e successivamente definire la propria identità di genere. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Un altro compito di sviluppo riguarda l’aspetto cognitivo. Durante gli anni dell’adolescenza, come già detto, avviene lo sviluppo del pensiero ipotetico-deduttivo e l’aumento della capacità introspettiva. Ciò consente e spinge al desiderio di scoprire il piacere della discussione e dell’esercizio delle proprie capacità di pensiero critico e astratto, di elaborare proprie idee, fare deduzioni, valutare soggettivamente i dati su cui basare le proprie convinzioni fornendosi di propri criteri guida valoriali e comportamentali. L’adolescente si discosta gradualmente da principi e valori assoluti, riflessi maggiormente dai propri genitori, aderenza acritica che ha caratterizzato la sua infanzia, e va verso un pensiero autonomo, critico e astratto. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Anche le relazioni sociali necessitano di essere ridefinite, per poter portare all’ armonico cambiamento evolutivo, configurando ulteriori compiti di sviluppo. Infatti durante l’adolescenza si assiste ad un progressivo passaggio da un precedente orientamento relazionale verso i genitori ad un orientamento verso i pari. Ciò è suscitato dalla spinta all’autonomia e dal desiderio di inserimento sociale. Da ciò deriva il bisogno di stringere relazioni più profonde, intime e funzionali di amicizia e di vivere l’esperienza dell’innamoramento. Il gruppo dei pari è di principale rilevanza per il confronto sociale nella costruzione della propria identità, dal quale si ricerca confronto, accettazione, rassicurazione e conferme per la sperimentazione di diverse scelte e comportamenti autonomi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Un altro importante contesto sociale nello sviluppo adolescenziale è quello scolastico. Esso, non è caratterizzato soltanto da aspetti contenutistici e d’insegnamento, ma rappresenta un luogo che mette in interazione l’adolescente sia con un sistema verticale di relazioni rappresentato dagli insegnanti e dalle autorità scolastiche, sia con un sistema orizzontale caratterizzato dai coetanei. Contribuisce alla costruzione dell’identità, dove rilevanti sono l’ <i>autoefficacia</i> e l’ <i>autostima</i>, aumentate o diminuite dall’esito scolastico in termini di apprendimento, dal riconoscimento del proprio valore e del proprio modo di essere da parte degli altri, sentendosi parte delle dinamiche relazionali. Quindi rilevanza assume il clima affettivo scolastico sia nelle interazioni tra adolescente e docenti sia nelle relazioni con i pari. Il valore positivo di una esperienza scolastica favorevole si esplica, oltre che nel buon funzionamento nel contesto specifico, nel trasferimento dei sentimenti di competenza, morali e prosociali in altri ambiti esperienziali della vita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Infine, primaria importanza hanno le relazioni familiari dove è necessaria la sana emancipazione dai propri genitori che viene definita <i>processo d’individuazione. </i>Ciò, non consiste nella rottura dei legami, bensì nella trasformazione dei rapporti conservando gli aspetti positivi di fiducia, affetto e sostegno, in una relazione che diventa, gradualmente, di reciprocità e parità. Tuttavia, questo processo, non avviene per la sola spinta dell’adolescente, ma necessita di trasformazioni relazionali tra l’adolescente e i suoi genitori, quindi coinvolge l’intero sistema familiare, che affronta anch’esso compiti di sviluppo della sua fase evolutiva (famiglia con figli adolescenti) che richiedono un rimaneggiamento dell’identità del singolo genitore nonché sistemica e relazionale, indipendentemente dalla forma che la famiglia assume (tradizionale, divisa, monogenitoriale, ricomposta, adottiva, …). </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTARight"><span class="fs11lh1-5 cf1">Autore: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a></span></div> &nbsp;<div><b class="fs11lh1-5 cf1"> </b></div> &nbsp;<div><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div> &nbsp;<div><span class="fs9lh1-5 cf1"><i>Bibliografia</i></span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Ammanniti M., 2010. <i>Psicopatologia dello sviluppo. </i>Raffaello Cortina Editore.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Bear M.F. et al., 2007. <i>Neuroscienze. Esplorando il cervello</i>. Elsevier Masson. </span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Bonino S., et al., 2007. <i>Adolescenti e rischio. </i>Giunti. </span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Bronfenbrenner U., 2002. <i>Ecologia dello sviluppo umano.</i> Il Mulino. </span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Couyoumdjian A., et al., 2011. <i>Adolescenti e nuove dipendenze. </i>Editori La Terza.</span></div><div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Gambini P., 2007<i>. Psicologia della famiglia.</i> Franco Angeli.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Mead M., 2008. <i>L’adolescenza in Samoa. </i>Giunti.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Palmonari A., 2011. <i>Psicologia dell’adolescenza. </i>Il Mulino. </span></div></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Articoli correlati: <span><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?il-ritiro-sociale-negli-adolescenti" class="imCssLink">Il ritiro sociale negli adolescenti</a></span></span></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?hikikomori-autoreclusione-volontaria" class="imCssLink">Hikikomori-autoreclusione volontaria</a></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div></div><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><br></span></b></div><div><span class="fs9lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs11lh1-5 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></span></b></div></div><div><span class="fs9lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 15 Feb 2024 11:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tristezza e Depressione]]></title>
			<author><![CDATA[Autori: Dott. Giuseppe Elia - Dott. Antonio Mancini]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Psicopatologia"><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000014"><div><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">L'articolo mira ad accrescere la consapevolezza sul comportamento umano, attraverso l'autoriflessione.</span></i></div><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Non ha funzione di</span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?la-valutazione-psicologica-psicodiagnostica" class="imCssLink">valutazione o diagnosi</a></span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">, propria o altrui. Per tale finalità, rivolgersi ad un professionista della salute psichica.</span></i></div></div><div><br></div><div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs11lh1-5 cf1">La tristezza è una emozione di base, sperimentata da tutti gli esseri umani nel corso della loro vita, che non rappresenta un aspetto patologico, ma svolge invece, insieme alle altre emozioni di base (felicità, paura, disgusto, disprezzo, rabbia), una importante funzione per la sopravvivenza e l’adattamento. &nbsp;Inoltre, come tutte le emozioni di base è universale e si esprime in tutte le culture, attraverso la specifica mimica facciale. </span></div> &nbsp;<div><span class="fs11lh1-5 cf1">La tristezza consegue al dolore, specie per la perdita di una persona amata, di una relazione, di un progetto di vita, di una gratificazione, della propria condizione di salute. Nel dolore, l’espressione è rumorosa e caratterizzata da lamento, protesta, pianto. Invece nella tristezza, vi è passività, non vi è attività ed è presente la rassegnazione alla perdita avvenuta. È un sentimento che tende a prolungarsi per ore o giorni ed a variare d’intensità, da lievi sentimenti di malinconia alla tristezza intensa del lutto. </span></div> &nbsp;<div><span class="fs11lh1-5 cf1">In questo stato emotivo, il corpo perde la sua vitalità, la circolazione sanguigna diventa debole, il volto impallidisce, i muscoli divengono flaccidi. L’espressione del viso mostra un pattern caratteristico con gli angoli interni delle sopracciglia sollevati e a volte ravvicinati, le palpebre superiori abbassate coprendo l’iride, gli angoli della bocca a forma di U capovolta e linee a forma di onde centrali sulla fronte. </span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><b class="fs11lh1-5 cf1">Depressione</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Un quadro psicopatologico affine alla tristezza, ma con specifiche peculiarità che lo differenziano nettamente da questo comune e universale stato emotivo, è la depressione. Diversi sono i disturbi depressivi oggi riconosciuti dalla letteratura scientifica: disturbo depressivo maggiore, disturbo depressivo persistente, disturbo disforico premestruale e disturbo da disregolazione dell’umore dirompente. Quest’ultimo è specifico dell’età pediatrica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Tuttavia, in questo articolo l’attenzione sarà focalizzata esclusivamente sul disturbo depressivo maggiore, che rappresenta la psicopatologia più diffusa ed in costante crescita, associandosi, in alcuni casi, ad un significativo rischio suicidario anche in età adolescenziale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">In termini generali il Disturbo depressivo maggiore si manifesta con umore depresso, senso di vuoto, tristezza significativa e/o perdita d’interesse o piacere per le attività che prima davano interesse e piacere. Insieme a questi aspetti centrali, altri completano la sindrome ed includono: aumento dell’appetito con aumento di peso corporeo oppure diminuzione dell’appetito e perdita di peso, insonnia o ipersonnolenza, agitazione mentale e comportamentale o rallentamento nei processi psichici e nei comportamenti, scarsa energia, abbassamento dell’autostima, difficoltà nel prendere decisioni (dubbi costanti), sentimenti di autosvalutazione e di colpa eccessivi o inappropriati. Infine possono manifestarsi pensieri ricorrenti di morte.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Un aspetto caratteristico della depressione, che peraltro la innesca, la mantiene e l’aggrava, è la <b>ruminazione</b>. &nbsp;Essa consiste in pensieri non intenzionali e difficili da bloccare. La persona, ad esempio, s’interroga sul perché della propria condizione, sul perché del suo malessere, sul perché delle perdite, sugli errori commessi. Frequentemente le cause vengono attribuite a se stessi, a proprie manchevolezze, a propri deficit, attraverso una ricorsiva autocritica e pessimismo ed a volte invece con autoconsolazione. La ruminazione porta ad un aumento delle emozioni negative come tristezza, vergogna, colpa e rabbia prevalentemente rivolte verso se stessi, un maggiore isolamento sociale, inattività, compromissione nelle proprie prestazioni e rinvio delle decisioni. Inoltre compromette &nbsp;la capacità di concentrazione e di memoria e la messa in atto di comportamenti funzionali ed adattivi. </span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1">Le tipologie del disturbo depressivo maggiore</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Entrando nello specifico delle manifestazioni del Disturbo depressivo maggiore, diverse tipologie possono differenziarsi, di cui le principali sono: depressione con caratteristiche melanconiche, depressione con caratteristiche atipiche, depressione con ansia, depressione con caratteristiche miste, depressione con caratteristiche psicotiche, depressione con esordio nel peri-partum, depressione con andamento stagionale. </span></div> &nbsp;<br><div class="imTAJustify"><i class="fs11lh1-5 cf1">Depressione con caratteristiche melanconiche</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’aspetto centrale della depressione melanconica è la perdita di piacere in tutte o quasi tutte le attività che prima apportavano piacere e/o la perdita di reattività alle esperienze prima piacevoli, non riuscendo ad avvertire, neppure momentaneamente, un miglioramento dell’umore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’umore è depresso con vissuti di sconforto, disperazione e marcati sentimenti di vuoto e la depressione è peggiore al mattino. Si può manifestare insonnia con risveglio precoce al mattino, quindi il sonno s’interrompe diverse ore prima rispetto all’orario abituale di risveglio. Inoltre le modificazioni psicomotorie (agitazione o rallentamento) sono marcate. Questi aspetti si associano ad una importante riduzione dell’alimentazione (anoressia) o perdita di peso. </span></div> &nbsp;<br><div class="imTAJustify"><i class="fs11lh1-5 cf1">Depressione con caratteristiche atipiche</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">In questa forma depressiva, nel contesto dell’umore depresso, si manifesta reattività dell’umore, che si risolleva in risposta ad eventi positivi attuali o potenzialmente tali, anche per periodi di tempo prolungati se le circostanze esterne continuano ad indurre piacevolezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Si manifesta un aumento dell’appetito ed un aumento di peso corporeo, eccessivo bisogno di sonno (anche 10 ore). Spesso è avvertita una sensazione di pesantezza corporea, come se si fosse di piombo, soprattutto a livello delle braccia e delle gambe (paralisi plumbea). Infine marcata è l’ipersensibilità al rifiuto interpersonale. </span></div> &nbsp;<br><div class="imTAJustify"><i class="fs11lh1-5 cf1">Depressione con ansia</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Nella depressione con ansia, ai sintomi depressivi si associano i sintomi ansiosi come: sentirsi nervosi e/o tesi, insolitamente inquieti, avere difficoltà di concentrazione a causa delle preoccupazioni, paura che possa accadere qualcosa di terribile, sentire che si può perdere il controllo. </span></div> &nbsp;<br><div class="imTAJustify"><i class="fs11lh1-5 cf1">Depressione con caratteristiche miste</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">In questa tipologia depressiva, nel contesto di un episodio depressivo maggiore, si presentano contemporaneamente sintomi maniacali o ipomaniacali, che non soddisfano i requisiti diagnostici di un episodio maniacale/ ipomaniacale, non configurando una diagnosi di disturbo bipolare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Quindi, possono manifestarsi, insieme ai sintomi depressivi maggiori: umore elevato, grandiosità, alta loquacità, idee che si susseguono rapidamente nella mente transitando rapidamente da un contenuto all’altro e che si esprimono con un eloquio accelerato e con cambiamenti bruschi da un argomento all’altro, aumento dell’energia, coinvolgimento in attività ad alto potenziale di danno (eccessi nel comprare, comportamenti sessuali a rischio, investimenti finanziari avventati), sentirsi riposati ed energici con poche ore di sonno o senza dormire. </span></div> &nbsp;<br><div class="imTAJustify"><i class="fs11lh1-5 cf1">Depressione con caratteristiche psicotiche</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Nel corso di un episodio depressivo, si manifestano contemporaneamente sintomi psicotici (deliri e/o allucinazioni). I deliri sono &nbsp;convinzioni fortemente sostenute che non sono modificabili anche di fronte ad evidenze contrastanti della loro irrealtà. Le allucinazioni consistono in esperienze percettive, vivide e chiare, con tutto l’impatto di una percezione reale, in assenza di uno stimolo esterno. Possono manifestarsi, in qualsiasi modalità sensoriale (visiva, tattile, gustativa, olfattiva, uditiva) e non sono sottoponibili al controllo volontario.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Le tematiche dei deliri e/o delle allucinazioni nel corso di un episodio depressivo con caratteristiche psicotiche, possono riguardare ad esempio l’inadeguatezza personale, la colpa, il meritare una punizione, la morte, la malattia. Assumono in questo caso una forma congruente con l’umore depresso, ma possono anche essere non congruenti con l’umore o assumere forme miste di congruenza o non congruenza. </span></div> &nbsp;<br><div class="imTAJustify"><i class="fs11lh1-5 cf1">Depressione peri-partum</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’episodio depressivo si manifesta, durante la gravidanza o nelle 4 settimane dopo il parto (post-partum). La definizione di peri-partum è relativa alla frequente insorgenza di quello che sarà un episodio depressivo post-partum durante la gravidanza. </span></div> &nbsp;<br><div class="imTAJustify"><i class="fs11lh1-5 cf1">Depressione con andamento stagionale</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’insorgenza e la risoluzione dell’episodio depressivo maggiore avviene, talvolta, specificamente e ricorrentemente durante alcune stagioni dell’anno. Tipicamente gli episodi depressivi iniziano in autunno oppure in inverno e terminano in primavera e ciò non è dovuto alla presenza di eventi stressanti ricorrenti durante l’anno come ad esempio la disoccupazione stagionale. &nbsp;Caratteristiche di questa forma di depressione sono la perdita di energia, l’aumento dell’assunzione di cibo con forte bisogno di zuccheri, aumento del peso corporeo ed eccessiva sonnolenza e bisogno di sonno. </span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1">Sintomatologia depressiva spiegata o esacerbata da condizioni mediche</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Una riflessione va posta sulle patologie organiche, sulle sostanze d’abuso e sui farmaci, che possono indurre, per i loro effetti sul sistema nervoso centrale, una manifestazione sintomatologica all’apparenza depressiva, oppure contribuire, ovvero essere co-presenti in chi soffre di depressione. In termini esemplificativi e non esaustivi, tra le patologie organiche vanno annoverate quelle endocrinologiche e quelle neurologiche. Invece, per ciò che concerne le sostanze d’abuso, una manifestazione depressiva può insorgere, ad esempio, in seguito all’ assunzione di alcol, cocaina, amfetamine, allucinogeni, fenciclidina, sedativi-ipnotici-ansiolitici. &nbsp;Infine, anche alcuni farmaci utilizzati per la cura di altre condizioni/patologie mediche, possono sortire tali effetti, come ad esempio, farmaci antipertensivi, corticosteroidi, contraccettivi orali, sedativi-ipnotici-ansiolitici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Da questa breve disamina, si evidenzia l’importanza di una valutazione integrata sul versante psicologico e medico per ciò che concerne la sintomatologia depressiva. </span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1">Conclusioni</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La depressione maggiore è un disturbo psicopatologico sempre più frequente nella popolazione generale. Le stime riportano che ogni anno si ammala di depressione circa il 4,4% della popolazione mondiale, equivalente a circa 322 milioni di persone ed è più comune tra le donne rispetto agli uomini (5,1% rispetto al 3,6%).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il Disturbo depressivo maggiore comporta una scarsa qualità della vita e la compromissione del funzionamento familiare, scolastico, lavorativo, sociale, genitoriale. Inoltre presenta un alto tasso di ricaduta (tra il 35% e il 65% degli individui), che aumenta a fronte del non adeguato trattamento. Espone infine ad un importante rischio di suicidio anche in età adolescenziale.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTARight"><span class="fs11lh1-5 cf1">Autori: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a>; <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/collaboratori.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/collaboratori.html', null, false)">Dott. Antonio Mancini</a></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Bibliografia</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">APA, 2014. <i>Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – DSM-5. </i>Raffaello Cortina Editore.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Ekman P., Friesen W., 2007. <i>Giù la maschera. Come riconoscere le emozioni dall’espressione del viso. </i>Giunti.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Morrison J., 2015. <i>When Psychological Problems Mask Medical Disorders. </i>Guilford.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs9lh1-5">Rainone A., Mancini F., 2018. </span><span class="fs9lh1-5"><i>La mente depressa</i></span><span class="fs9lh1-5">. Franco Angeli.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs9lh1-5"><br></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs11lh1-5">Articoli correlati:</span> <span class="fs11lh1-5"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?ruminazione-depressiva" class="imCssLink">Ruminazione depressiva</a></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5"> </span></div></div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs11lh1-5 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></span></b></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 09 Jan 2024 09:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Preoccupazioni quotidiane e Disturbo d'ansia generalizzata]]></title>
			<author><![CDATA[Autore: Dott. Giuseppe Elia]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Psicopatologia"><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000013"><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><div><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">L'articolo mira ad accrescere la consapevolezza sul comportamento umano, attraverso l'autoriflessione.</span></i></div><div><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Non ha funzione di</span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?la-valutazione-psicologica-psicodiagnostica" class="imCssLink">valutazione o diagnosi</a></span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">, propria o altrui. Per tale finalità, rivolgersi ad un professionista della salute psichica</span></i></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Differentemente della paura, emozione che si attiva di fronte ad un pericolo percepito nel qui ed ora, l’ansia è la paura proiettata avanti nel tempo, riguardo qualcosa di potenzialmente pericoloso per il proprio benessere o per quello di persone a cui si è affettivamente legati. Sia la paura che l’ansia non rappresentano aspetti psicopatologici, in quanto svolgono una funzione importante per la vita, proteggendo dai pericoli, inducendo ponderazione nelle scelte o decisioni e mobilitando risorse per affrontare i problemi. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Tra le diverse forme che può assumere l’ansia patologica, in questo articolo ci si focalizzerà sul disturbo d’ansia generalizzata, di cui l’aspetto principale è rappresentato dalle preoccupazioni che assumono una forma patologica e si associano ad altre manifestazioni sintomatologiche peculiari. </span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1">Preoccupazioni quotidiane</b></div><div class="imTAJustify fs11lh1-5 cf1"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Le preoccupazioni, non rappresentano un aspetto patologico e sono comune esperienza quotidiana. Esse possono riferirsi a diversi aspetti della vita, per esempio la salute propria o quella dei propri cari, l’interazione con un’altra persona, la presentazione di un progetto, una prestazione sportiva, una prestazione lavorativa, le responsabilità lavorative, le responsabilità genitoriali, disgrazie che possono capitare ai propri figli, fare tardi agli appuntamenti, svolgere faccende quotidiane, questioni economiche.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Tuttavia ciò che differenzia le comuni preoccupazioni quotidiane dalle preoccupazioni patologiche è la controllabilità percepita, ovvero la possibilità d’interromperle e spostare l’attenzione su altri contenuti, sia interni alla propria mente, sia relativi all’esterno. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1">Disturbo d’ansia generalizzata</b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Nel disturbo d’ansia generalizzata, la persona non riesce ad interrompere le preoccupazioni una volta che si sono attivate, le vive come disturbanti ed è da esse travolta ed angosciata per molto tempo durante la sua quotidianità. Il contenuto delle preoccupazioni tende a cambiare nel tempo, focalizzandosi di volta in volta su diversi aspetti, evidenziandosi la tendenza a preoccuparsi molto per diversi aspetti della vita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">A fronte della difficoltà nel controllo delle preoccupazioni, quando si sono attivate, alcune persone cercano di ricorrere a diverse forme di distrazioni con lo scopo di prevenirne l’insorgenza, ad esempio coinvolgendosi eccessivamente nel lavoro, nello studio oppure intraprendendo sempre nuovi hobby o altre attività. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Le frequenti e diverse preoccupazioni nel disturbo d’ansia generalizzata, assumono la forma di catene di pensieri prevalentemente a contenuto verbale e a volte anche ad immagini, emotivamente negative, che assorbono l’individuo e possono durare anche ore, in quanto è difficile o impossibile interromperle. &nbsp;Esse si associano ad alcune delle seguenti manifestazioni sintomatologiche: irrequietezza o nervosismo, sentirsi facilmente stanchi, difficoltà di concentrazione o di memoria, irritabilità, tensione muscolare, difficoltà ad addormentarsi o a mantenere un sonno prolungato, oppure sonno disturbato e non soddisfacente in termini di recupero al risveglio mattutino. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Inoltre, possono presentarsi tremori, contratture, scosse o dolori muscolari, diarrea, nausea, sudorazione e sobbalzi a fronte di suoni o stimoli improvvisi. &nbsp;L’aumento del battito cardiaco, la respirazione affannosa o difficoltosa “fiato corto” (dispnea) e le vertigini possono manifestarsi, anche se in forma più lieve rispetto all’attacco di panico, rappresentando anche in questo caso una iperattivazione del sistema neurovegetativo, a fronte di una perpetua attivazione di allarme. &nbsp;Condizioni associate al distress come ad esempio cefalea e sindrome dell’intestino irritabile, spesso si presentano in chi soffre del disturbo d’ansia generalizzata. </span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Relativamente all’ età d’insorgenza, raramente il disturbo d’ansia generalizzata inizia nell’ infanzia mentre è più frequente l’esordio in adolescenza, oppure in età adulta. Le differenze nelle manifestazioni, relativamente alle diverse età, concernono i contenuti delle preoccupazioni, che tenderanno ad essere affini alla fase di sviluppo, mentre vi è similitudine tra le diverse età per i restanti aspetti sintomatologici descritti. </span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1"><br></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1">Conseguenze</b><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il disturbo d’ansia generalizzata, induce disagio significativo o compromissione del funzionamento nelle diverse aree della vita, familiare, genitoriale, relazionale, sociale, scolastico, lavorativo o prestazionale in senso lato e frequentemente si associa alla depressione, agli attacchi di panico, al disturbo di panico e ad altri disturbi d’ansia. Se non trattato, tende a mantenere una costanza nel corso della vita, con oscillazioni tra manifestazioni piene del disturbo e forme attenuate. </span></div><div class="imTARight"><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Autore:</span><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span><span class="fs11lh1-5"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a></span></div></div><div class="imTARight"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div> &nbsp;<div><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div><i class="fs9lh1-5 cf1">Bibliografia</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">APA, 2014. <i>Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – DSM-5. </i>Raffaello Cortina Editore.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Wells A., 1999. <i>Trattamento cognitivo dei disturbi d’ansia. </i>McGraw-Hill.</span><span class="fs11lh1-5"><i></i></span></div> &nbsp;<div><span class="fs11lh1-5"> </span></div><div><br></div><div><span class="cf1">Articoli correlati: </span> <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?ansia-e-paure-quotidiane-e-psicopatologiche" class="imCssLink">Ansia e paure quotidiane e psicopatologiche</a></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?paura-e-attacchi-di-panico" class="imCssLink">Paura e attacchi di panico</a></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?stress-e-salute" class="imCssLink">Stress e Salute</a></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?metodo" class="imCssLink">Training Autogeno</a></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?rimuginio-amsioso" class="imCssLink">Rimuginio ansioso</a></div><div><br></div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla <span class="fs11lh1-5 ff2"><b><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></b></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 05 Dec 2023 14:16:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Stress e Salute]]></title>
			<author><![CDATA[Autore: Dott. Giuseppe Elia]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Salute_e_Benessere"><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000012"><div class="imTACenter"><div><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">L'articolo mira ad accrescere la consapevolezza sul comportamento umano, attraverso l'autoriflessione.</span></i></div><div><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Non ha funzione di</span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?la-valutazione-psicologica-psicodiagnostica" class="imCssLink">valutazione o diagnosi</a></span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">, propria o altrui. Per tale finalità, rivolgersi ad un professionista della salute psichica</span></i></div></div><div class="imTACenter"><b class="fs11lh1-5 cf1"><br></b></div><div class="imTACenter"><b class="fs11lh1-5 cf1">Stress positivo e negativo</b><br></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><br></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Con il termine stress ci si riferisce ad una condizione di tensione-pressione esperita dall’ essere umano, che origina nel rapporto tra individuo ed eventi di vita o eventi interni all’organismo, che mettono alla prova il benessere fisico o psicologico. &nbsp;In termini psicologici, l’individuo sperimenta stress quando le richieste dell’ambiente eccedono rispetto alle sue risorse di fronteggiamento.</span></div> &nbsp;<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Quando lo stress è contenuto ed entro certi livelli, è positivo e si definisce <b><i>eustress</i></b><i>. </i>In tal caso, &nbsp;l’evento è percepito come una sfida ed avviene un potenziamento della concentrazione, della percezione, dell’apprendimento e della memoria, oltre a rendere attivo e vigile il sistema immunitario. </span></div> &nbsp;<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Di contro, quando gli eventi stressanti (stressors) diventano alti nella loro numerosità, continui, molto frequenti oppure intensi, quindi di molto eccedenti le risorse di fronteggiamento, sono percepiti come una minaccia al proprio benessere e si transita ad una condizione psico-fisica di rischio per l’insorgenza di malattie e ad una compromissione del funzionamento psicologico. Questo tipo di stress è definito <b><i>distress</i></b><i>. </i>Esso può essere acuto o cronico. Il <b>distress acuto</b>, si manifesta per un breve periodo di tempo e poi cessa; il <b>distress cronico</b> ha lunga durata ed alcune volte permane anche quando l’evento stressante è giunto a conclusione. L’individuo continua a reagire, psicologicamente e/o fisiologicamente come se l’evento stressante fosse ancora presente.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div> &nbsp;<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Per esemplificare le condizioni di eustress e &nbsp;distress, immaginiamo di dover sostenere una interrogazione scolastica, un esame o una prestazione sportiva. Essi rappresentano degli stressors, e lo stress potrà configurarsi come eustress o distress, in base alla valutazione dell’evento e delle proprie risorse di fronteggiamento. &nbsp;Se ci si trova in una condizione di eustress la persona sarà attiva, vigile, lucida, serena e metterà in campo tutte le sue risorse cognitive e fisiche, il suoi muscoli saranno ad una giusta tensione ma non irrigiditi e il cuore batterà con energia ma non all’impazzata. Da ciò conseguirà l’alta probabilità di una resa ottimale ed il superamento della prova. Viceversa, se la condizione è di distress, si arriverà stanchi alla prova e non performanti. L’attenzione e la memoria risulteranno compromesse e non si riuscirà a pianificare, attuare e monitorare il comportamento in modo efficace. Si attiveranno pensieri negativi e preoccupazioni non adeguate al compito, il cuore batterà molto rapidamente, i muscoli saranno irrigiditi, le mani suderanno copiosamente e la bocca sarà marcatamente asciutta. Ciò determinerà, con alta probabilità, una scarsa prestazione ed il non superamento della prova.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div> &nbsp;<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Da quanto descritto, si evidenzia che nell’interazione tra individuo ed eventi di vita, è prevalentemente <b><i>il modo</i></b> in cui vengono valutati gli eventi e le proprie risorse di fronteggiamento, attraverso la propria soggettività, la propria personalità, che determinerà la risposta emotiva e comportamentale, quindi lo sbilanciamento tra eustress e distress. In definitiva è la risposta emozionale a determinare la reazione individuale allo stressors, non esclusivamente l’evento in sé. &nbsp;Tuttavia, tra gli eventi di vita generalmente ritenuti ad alta probabilità di distress, vengono annoverati sia eventi ad alto carico come ad esempio la perdita di una persona cara o la sua morte, la separazione coniugale, la gravidanza, il licenziamento, il pensionamento, la malattia; sia eventi quotidiani a basso carico ma ricorrenti, come le preoccupazioni riguardanti le cose perse, l’aumento dei costi dei beni di prima necessità, la gestione domestica, i problemi lavorativi, la conflittualità relazionale, gli esami accademici, per citarne alcuni.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Inoltre il distress può essere causato da conflitti psicologici interni, consci o inconsci. Essi possono manifestarsi, ad esempio, quando due bisogni sono in conflitto tra loro, oppure quando bisogna scegliere tra due modi di fare o tra due mete che si escludono vicendevolmente.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Infine, alcune caratteristiche percepite degli eventi, li rendono particolarmente fonti di distress. Esse sono: la bassa o nulla controllabilità, cioè il basso grado con cui l’evento può essere fermato o influenzato, l’imprevedibilità dell’ insorgenza e la traumaticità. Un evento traumatico è una situazione di estremo pericolo, come ad esempio terremoti, alluvioni, guerre, incidenti stradali, aerei o ferroviari, tentato omicidio o stupro. </span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><b class="fs11lh1-5 cf1">Cenni di psicofisiologia dello stress</b></div><div><b class="fs11lh1-5 cf1"> </b></div> &nbsp;<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Da un punto di vista psicofisiologico, quando l’individuo è sottoposto a uno stressor, viene alterata <b><i>l’omeostasi</i></b><i>,</i> ovvero il complesso e dinamico equilibrio fisiologico necessario per la salute e la vita. Quando lo stressor agisce per breve durata e non è eccessivo né traumatico (eustress), le alterazioni omeostatiche sono transitorie e reversibili; invece quando lo stressor o gli stressors sono molto intensi o perdurano nel tempo (distress) possono manifestarsi importanti alterazioni che in alcuni casi assumono forma patogena.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">In termini generali, di fronte ad uno stressor, &nbsp;l’organismo reagisce attraverso una prima risposta a livello cerebrale, conseguente alla valutazione soggettiva degli eventi e delle proprie risorse, dalla quale scaturisce una reazione generalizzata che coinvolgerà l’intero organismo attraverso l’attivazione del sistema nervoso, del sistema endocrino e di quello immunitario. &nbsp;</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Nell’ eustress si ha una contenuta attivazione neurofisiologica ed endocrina che stimola l’aumento dello zucchero nel sangue (glicemia), della pressione arteriosa, della tensione muscolare, del metabolismo, del ritmo respiratorio, del battito cardiaco ed un potenziamento cognitivo; mentre nel distress acuto e particolarmente in quello cronico, avviene l’ iperattivazione neurofisiologica ed endocrina e di converso, l’inibizione dei processi riproduttivi, di crescita ed immunitari e la compromissione del funzionamento cognitivo.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><b class="fs11lh1-5 cf1">Conseguenze del distress</b></div><div class="imTACenter"><br></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Il distress è di per sé un <b>fattore di rischio</b> per patologie psichiche e somatiche, acute o croniche, in soggetti con vulnerabilità genetica o epigenetica, ma un ulteriore impatto negativo sulla salute insorge a causa della messa in atto di comportamenti malsani (es. alimentazione non salutare, aumento del fumo di tabacco, uso di alcolici o altre sostanze psicotrope, uso di farmaci non prescritti o in maggiori quantità), del rifugiarsi in desideri e fantasticherie illusorie oppure attraverso il coinvolgersi in situazioni che aumentano il carico di stress sull’organismo invece di ridurlo, come ad esempio prendere sempre nuovi impegni di lavoro, di compiti, di attività da svolgere o prefissarsi mete irraggiungibili, come strategie di fronteggiamento di eventi di vita percepiti come stressanti.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Riguardo le <b>principali conseguenze</b> del distress, quello di breve durata o <b>acuto</b> può innescare manifestazioni allergiche come asma, eczema, orticaria; fenomeni legati alla circolazione sanguigna come emicrania, attacchi ipertensivi o ipotensivi; disturbi relati al dolore, specie mal di testa, dolore addominale, dolore pelvico, lombalgia; sintomi gastrointestinali quali dolore addominale, cattiva digestione, diarrea, stipsi ed alterazioni psichiche, ad esempio attacchi di panico ed episodi psicotici. Invece, il distress che si protrae nel tempo o <b>cronico</b>, può esitare in fenomeni cardiovascolari, come ipertensione, malattie aterosclerotiche, malattie coronariche; disturbi metabolici, quali obesità, sindrome metabolica e diabete di tipo 2; malattie degenerative neurovascolari; osteopenia ed osteoporosi; patologie autoimmuni; disturbi psicopatologici, tipicamente ansia, depressione, psicosi, sindromi ossessivo-compulsive, insonnia o eccessiva sonnolenza; deficit cognitivi come ad esempio compromissione nella capacità di pianificazione, organizzazione e monitoraggio del comportamento, difficoltà nella inibizione delle risposte istintive-emozionali, compromissione dell’attenzione focalizzata e dell’attenzione sostenuta, dell’apprendimento e della memoria. Inoltre, lo stress influenza la difesa immunitaria del corpo, rendendolo più vulnerabile ad infezioni virali, specie il virus del raffreddore, alla lenta guarigione delle ferite, oltre ad un abbassamento generale delle difese immunitarie. &nbsp;Controverso risulta, in base alle conoscenze attuali, il ruolo del distress nell’ insorgenza del cancro. Infine il distress influenza negativamente il decorso della patologia, aumenta le complicazioni ed incide negativamente sull’esito della terapie.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTARight"><span class="fs11lh1-5 cf1">Autore: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a></span></div><div class="imTARight"><br></div><div><i class="fs9lh1-5 cf1">Bibliografia</i></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Atkinson e Hilgard’s, 2011. <i>Introduzione alla psicologia</i>. Piccin.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Bottaccioli Franco, 2012. <i>Stress e Vita. La scienza dello stress e la scienza della salute alla luce della Psiconeuroendocrinoimmunologia</i>. Tecniche nuove.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Di Nuovo S., Rispoli P., 2011. L’analisi Funzionale dello stress. Franco Angeli.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Eysenk M. W., Kane M.T., 2012. <i>Psicologia Cognitiva. </i>Idelson Gnocchi.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Ricci Bitti Pio Enrico, Gramigni Paola, 2013. <i>Psicologia della salute. </i>Carocci Editore.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Southwick Steven M, et al., 2014. <i>Resilienza e salute mentale.</i> Giovanni Fioriti Editore.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Zani Bruna, Cicognani Elvira, 2000. <i>Psicologia della Salute. </i>Il Mulino. </span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Articoli correlati: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?metodo" class="imCssLink">Training autogeno</a></span></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?rilassamento-muscolare-progressivo-di-jacobson" class="imCssLink">Rilassamento muscolare progressivo di Jacobson</a></div><div><br></div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div></div><div><br></div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs12lh1-5 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></span></b></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 09 Nov 2023 10:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Paura e attacchi di panico]]></title>
			<author><![CDATA[Autori: Dott. Giuseppe Elia - Dott. Antonio Mancini]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Psicopatologia"><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000011"><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><div><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">L'articolo mira ad accrescere la consapevolezza sul comportamento umano, attraverso l'autoriflessione.</span></i></div><div><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Non ha funzione di</span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?la-valutazione-psicologica-psicodiagnostica" class="imCssLink">valutazione o diagnosi</a></span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">, propria o altrui. Per tale finalità, rivolgersi ad un professionista della salute psichica.</span></i></div></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><b>La paura</b> è la risposta emotiva ad una minaccia percepita nel qui ed ora, che svolge una importante funzione per la sopravvivenza attivando risposte fisiologiche e comportamentali mirate all’ evitare o fuggire le esperienze che possono causare grave dolore o lesioni, siano esse fisiche o psicologiche. Possiamo immaginare di trovarci di fronte a un leone o ad un altro animale inferocito, ad un aggressore, ad un improvviso dolore acuto, ad un’ automobile che sopraggiunge contromano, oppure dinanzi ad un precipizio. Quando si attiva la paura, generalmente il comportamento sarà di attacco, fuga o congelamento, sostenuto dall’attivazione di specifiche risposte corporee (fisiologiche). In particolare, senza addentrarci in concetti psicofisiologici complessi, in conseguenza all’elaborazione cerebrale di situazioni pericolose contingenti, il corpo è sollecitato ad attivare risorse energetiche, aumentare l’ossigenazione e preparare i muscoli per la messa in atto dei suddetti comportamenti di difesa. Da ciò consegue che <i>il cuore accelera</i> consentendo al sangue di raggiungere rapidamente i muscoli delle gambe e delle braccia; <i>la frequenza respiratoria aumenta </i>per rifornire il corpo di ossigeno; <i>la sudorazione </i>contribuisce alla termoregolazione ma nel contempo rende il corpo scivoloso e difficile da &nbsp;afferrare da un potenziale aggressore o predatore; <i>il tremore </i>si collega all’attività preparatoria dei muscoli; <i>formicolii</i> (parestesie) alle mani e ai piedi possono manifestarsi perché il sangue è convogliato ai grandi muscoli e quindi defluisce dalle estremità del corpo; le <i>funzioni digestive </i>sono inibite e può anche verificarsi un rapido svuotamento della vescica e dell’ampolla rettale, ciò svolge la funzione di dirottare le risorse energetiche su altre parti del corpo (in particolare alla muscolatura scheletrica) ed eliminare pesi non necessari per la messa in atto dei comportamenti di difesa; <i>le pupille si dilatano </i>per consentire una maggiore visione-vigilanza di ciò che sta accadendo; <i>i grandi muscoli</i> degli arti superiori e inferiori si predispongono all’azione; <i>la mimica facciale</i> assume una peculiare configurazione: gli occhi sono aperti in modo evidente, le labbra tirate all’indietro, le sopracciglia ravvicinate e sollevate e rughe orizzontali compaiono al centro della fronte. <i>La postura</i>, sarà relativa alla rapida scelta del comportamento di difesa (attacco-fuga-congelamento). </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La durata della paura è relativamente breve e dipende da fattori contestuali e cognitivi. L’intensità varia dalla lieve apprensione al terrore e direttamente proporzionale è il vigore dell’attivazione corporea e della mimica facciale. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Alla paura possono seguire altre emozioni, ad esempio la rabbia verso la fonte della minaccia, oppure la felicità per la fine della situazione minacciosa contingente. </span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1"><br></b></div><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><b class="fs11lh1-5">L’attacco di panico</b><span class="fs11lh1-5"> è una reazione di paura estrema che raggiunge il picco d’intensità in brevissimo tempo e poi discende.</span><br></span></div><div class="imTAJustify fs11lh1-5"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Considerando quanto descritto sulla reazione psicofisiologica normale della paura, nell’attacco di panico si osservano molte delle caratteristiche descritte ad un’intensità elevatissima, con l’insorgenza di manifestazioni sintomatologiche peculiari. In particolare, possono manifestarsi cardiopalmo o palpitazioni (viene avvertita l’accelerazione cardiaca ed in particolare la presenza di colpi o movimenti all’interno del torace) e/o tachicardia (la frequenza cardiaca aumenta in modo significativo). La sudorazione può aumentare. La tensione muscolare elevata può determinare tremori leggeri o a scosse, involontari. Può essere avvertita la sensazione di difficoltà a respirare (dispnea o sensazione di soffocamento) con aumento delle inspirazioni che di converso causano iperventilazione (squilibrio del bilanciamento tra ossigeno e anidride carbonica, con abbassamento dei livelli di anidride carbonica e aumento dell’ossigeno nel corpo e conseguente vasocostrizione), la quale potenzia la comparsa di altri sintomi. Inoltre, sempre sul versante respiratorio può essere avvertita la sensazione di ostruzione delle vie respiratorie e l’impedimento alla respirazione (sensazione di asfissia), spesso descritta come “nodo alla gola”. Fitte o compressioni dolorose al torace, sono dovute alla contrazione dei muscoli toracici a causa della respirazione accelerata e toracica. La digestione viene inibita drasticamente manifestandosi nausea e altri disturbi addominali (es. fastidio, crampi, fitte, tensione, diarrea, aumento della frequenza ad urinare). Le sensazioni di vertigine, di svenimento o d’instabilità, sono dovute ad una lieve e transitoria riduzione del sangue al cervello dovuta alla vasocostrizione. Sopraggiungono, a volte, brividi o vampate di calore, causate da involontarie contrazioni muscolari, così come sensazioni di formicolio o torpore (parestesie) specie alle mani e ai piedi per la concentrazione del sangue nei grandi muscoli e il defluire dalle estremità. L’ambiente esterno può essere percepito come irreale e distorto (derealizzazione) oppure può avvenire la &nbsp;percezione di sé stesso come irreale, come se si fosse un osservatore esterno del proprio corpo e di quanto accade nella propria mente (depersonalizzazione), ciò è dovuto prevalentemente, nell’attacco di panico, all’iperventilazione e all’improvviso maggiore afflusso di luce che raggiunge la retina a causa della repentina dilatazione delle pupille. Infine sul versante cognitivo, possono essere esperite la paura di perdere il controllo o di impazzire, per la percezione di assenza di controllo sui propri comportamenti e sulla propria mente, e la paura di morire interpretando in modo catastrofico alcuni dei sintomi fisici dell’attacco di panico (palpitazioni, cardiopalmo, tachicardia, dispnea, sensazione di asfissia, dolore e fastidio al petto). &nbsp;</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"> </div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">In sintesi, l’attacco di panico insorge con paura o disagio estremo ed improvviso associato alla presenza simultanea di alcuni dei seguenti sintomi: palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia; sudorazione; tremore; dispnea o sensazione di soffocamento; sensazione di asfissia; dolore o fastidio al petto; nausea o disturbi addominali; sensazione di vertigine, instabilità o svenimento; brividi o vampate di calore; parestesie; derealizzazione, depersonalizzazione; paura di perdere il controllo o d’impazzire; paura di morire. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Gli attacchi di panico possono essere scatenati sia da specifici stimoli o circostanze esterne oppure sopraggiungere inaspettatamente. Per ciò che concerne il primo tipo, l’attacco di panico può manifestarsi, ad esempio, trovandosi in mezzo alla folla, da soli, per chi soffre di agorafobia; percependo la malattia temuta come imminente, per chi soffre di ansia per la salute; avvertendo il rischio di una incombente perdita oppure esperendo la reale perdita della persona a cui si è affettivamente legati, nella dipendenza affettiva; imbattendosi in situazioni sociali dove si potrà essere osservati o giudicati, nella fobia sociale, oppure trovandosi in circostanze dove precedentemente si è sviluppato un attacco di panico. In relazione al secondo tipo, l’attacco di panico può palesarsi, ad esempio, durante il sonno (svegliarsi durante un attacco di panico) oppure mentre si è rilassati, quindi in assenza di stimoli o circostanze specifiche, ovvero in assenza di uno stato d’ansia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"> </div><div class="imTACenter"><b class="fs11lh1-5 cf1">Possibili condizioni mediche mascherate</b></div><div class="imTACenter"><span class="cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="cf1">Da quanto descritto, sulle reazioni particolarmente corporee dell'attacco di panico, una riflessione va posta sulle patologie organiche, sulle sostanze d'abuso e sui farmaci, che possono indurre, per i loro effetti sul corpo, una manifestazione sintomatologica all'apparenza panicosa, oppure contribuire, ovvero essere co-presenti in chi soffre di attacchi ci panico. In termini esemplificativi e non esaustivi, tra le patologie organiche vanno annoverate le patologie endocrinologiche, le patologie cardiovascolari e quelle polmonari. Invece, per ciò che concerne le sostanze d'abuso, una manifestazione panicosa può insorgere, ad esempio, in seguito all'assunzione di alcol o cannabinoidi. Infine, anche alcuni farmaci utilizzati per la cura di altre condizioni/patologie mediche, possono sortire tali effetti. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="cf1">Da questa breve disamina, si evidenzia l'importanza di una valutazione integrata sul versante psicologico e medico per ciò che concerne la sintomatologia relativa ad un possibile attacco di panico. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5 cf1"> </b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTACenter"><b class="fs11lh1-5 cf1">Conseguenze degli attacchi di panico</b></div><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="imTALeft fs11lh1-5"> </span><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Una delle possibili conseguenze del ripetersi degli attacchi di panico, soprattutto inaspettati, è lo sviluppo del <b>disturbo di panico</b>. &nbsp;In presenza del disturbo di panico, la persona vive preoccupata e con ansia per l’insorgenza di altri attacchi di panico o per le loro conseguenze. Le preoccupazioni possono riguardare: la presenza di una patologia organica pericolosa per la vita sottostante alle manifestazioni panicose e non diagnosticata (es. cardiopatia, epilessia); la compromissione del funzionamento psichico (“impazzire” e/o perdere il controllo); gli effetti sociali (es. essere giudicati male dagli altri che possono assistere alla manifestazione di un attacco di panico). A ciò può conseguire il cambiamento nelle abitudini di vita per evitare o minimizzare l’insorgenza degli attacchi di panico o per prevenire le conseguenze temute, ad esempio evitando lo sforzo fisico (dallo sport allo svolgimento di mansioni quotidiane), evitando l’assunzione di alcuni cibi o di alcuni farmaci, assicurandosi che sia sempre disponibile soccorso se dovesse presentarsi un attacco di panico, fino al non uscire di casa. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Altre possibili conseguenze degli attacchi di panico, sono lo sviluppo di depressione, disturbi d’ansia e altri disturbi psicopatologici, oltre alla compromissione significativa della qualità della vita e del proprio funzionamento quotidiano (relazionale, scolastico, lavorativo). </span></div><span class="cf1"> &nbsp;</span><div class="imTARight"><span class="fs11lh1-5 cf1">Autori: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a>; <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/collaboratori.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/collaboratori.html', null, false)">Dott. Antonio Mancini</a></span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span><div class="imTAJustify"><span class="fs8lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs8lh1-5 cf1"> </b></div><div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><i class="fs9lh1-5 cf1">Bibliografia</i></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">APA, 2014. <i>Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – DSM-5. </i>Raffaello Cortina Editore.</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><span class="fs9lh1-5 cf1">Cattani D., Scapellatto P., 2017. <i>Attacchi di panico e Ansia acuta.</i> Giunti Psychometrics.</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><span class="fs9lh1-5 cf1">Ekman P., Friesen W., 2007. <i>Giù la maschera. Come riconoscere le emozioni dall’espressione del viso. </i>Giunti.</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><span class="fs9lh1-5 cf1">Morrison J., 2015. <i>When Psychological Problems Mask Medical Disorders. </i>Guilford.</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><span class="fs9lh1-5 cf1">Pagano C., Gallace, A., 2014. <i>Psicobiologia del comportamento normale e patologico</i>. Il Mulino. </span></div><div><span class="fs9lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs9lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs11lh1-5"><span class="cf1">Articoli correlati: </span> <span><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?ansia-e-paure-quotidiane-e-psicopatologiche" class="imCssLink">Ansia e paure quotidiane e psicopatologiche</a></span></span></div><div><span class="fs11lh1-5"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?ansia-sociale---fobia-sociale" class="imCssLink">Ansia sociale - Fobia sociale</a></span></div><div><span class="fs11lh1-5"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?paura-delle-malattie" class="imCssLink">Paura delle malattie</a></span></div><div><span class="fs11lh1-5"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?relazioni-sane-e-dipendenza-affettiva" class="imCssLink">Dipendenze affettive romantiche</a></span></div><div><span class="fs11lh1-5"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<span><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?metodo" class="imCssLink">Training autogeno</a></span></span></div><div><span class="fs11lh1-5"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?rimuginio-amsioso" class="imCssLink">Rimuginio ansioso</a></span></div><div><span class="fs9lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs9lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div></div><div><span class="fs9lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs9lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs12lh1-5 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></span></b></div></div><div><span class="fs9lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs9lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs9lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs9lh1-5"><br></span></div> &nbsp;<div><span class="fs8lh1-5"> </span></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 10 Oct 2023 10:59:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Dipendenze affettive romantiche]]></title>
			<author><![CDATA[Autore: Dott. Giuseppe Elia]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Psicopatologia"><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000A"><div class="imTACenter"><div><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">L'articolo mira ad accrescere la consapevolezza sul comportamento umano, attraverso l'autoriflessione.</span></i></div><div><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Non ha funzione di</span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?la-valutazione-psicologica-psicodiagnostica" class="imCssLink">valutazione o diagnosi</a></span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">, propria o altrui. Per tale finalità, rivolgersi ad un professionista della salute psichica.</span></i></div></div><div class="imTACenter"><b><i class="fs11lh1-5 cf1"><br></i></b></div><div class="imTACenter"><b><i class="fs11lh1-5 cf1">Relazioni sane e Dipendenza affettiva</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’amore romantico è un fenomeno universale, rilevante per l’essere umano, di cui si hanno tracce in ogni epoca storica. Anche le neuroscienze mostrano prove a sostegno dell’universalità, evidenziando come l’esperienza amorosa sia legata all’attività integrata di specifiche strutture cerebrali, che motivano gli esseri umani a sviluppare e mantenere legami affettivi di coppia. In termini generali, l’amore romantico può essere definito come l’insieme di cognizioni, emozioni e comportamenti relativi al desiderio di mantenere una relazione con un altro individuo. Tuttavia, può assumere una forma “sana” o psicopatologica.</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La teoria del triangolo dell’amore di Sternberg è una tra le teorie più influenti, atta a spiegare la forma che può assumere l’amore in una relazione romantica. &nbsp;La teoria descrive tre componenti, distinguibili ma interagenti: l’intimità (sentimenti di vicinanza, reciprocità, connessione, calore e affetto) che riguarda l’investimento emotivo nella relazione; la passione (attrazione fisica e sessuale) che si riferisce agli istinti biologici ed ai bisogni psicologici come per esempio l’affiliazione; la decisione/impegno (cognizioni, emozioni e motivazioni che spingono a rimanere con il proprio partner ed impegnarsi in ciò nel lungo termine). Dalla peculiare combinazione delle tre componenti derivano otto tipologie di amore romantico, che vanno dal Non – amore (assenza di tutte e tre le componenti) all’amore completo (presenza di tutte e tre le componenti alla massima espressione). </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">I caratteri generali delle relazioni “sane” riguardano il desiderio reciproco di una reale intimità, la lealtà e l’ impegno reciproco, l’accettazione reciproca delle debolezze e dei punti di forza e le aspettative realistiche sulla relazione e sulla funzione dell’amore, ritenendo l’amore un valore aggiunto e non la soluzione a tutti i problemi della vita. &nbsp;Lo sviluppo della relazione si dispiega con gradualità nel tempo, affrontando insieme le difficoltà ed i problemi. E’ presente la capacità di occuparsi di altri aspetti della vita oltre alla relazione e l’accettazione ed il sostegno all’autonomia reciproca. Il partner viene integrato nella propria vita con un adeguato utilizzo dei limiti e dei confini all’interno del rapporto di coppia e con i sistemi familiari di origine. &nbsp;Al tutto si associa un vissuto di soddisfazione relazionale. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Questi aspetti assumono significato per la comprensione del funzionamento differente che si estrinseca nella dipendenza affettiva romantica, una forma di amore ossessivo e simbiotico, dove viene meno il processo evolutivo della relazione amorosa e non vi è altra forma di gratificazione esterna. Il dipendente affettivo ha un bisogno elevato, una forte necessità, di trovarsi all’interno di una relazione, che persiste nonostante le avverse conseguenze che ciò può arrecare. Solitamente il partner viene idealizzato e l’amore considerato come cura e principale significato della vita. Il pensiero è frequentemente e intrusivamente rivolto al partner e viene esperito un bisogno irrefrenabile di starci insieme e di prendersene cura. In tale contesto cognitivo, affettivo e comportamentale, tutto ciò che è esterno alla relazione viene progressivamente sacrificato (es. attività ricreative, amici, familiari, lavoro, formazione), in quanto il dipendente affettivo si chiude sempre più nella relazione romantica. L’assenza del partner, fisica oppure emotiva, o la percezione di un rischio abbandonico, viene vissuta con un’alta preponderanza di emozioni negative, veri e propri sintomi di astinenza con malessere psicologico e somatico molto intenso. Invece, la vicinanza e la presenza dell’altro, o in senso lato della relazione, svolge la funzione di gestire o evitare emozioni negative come la tristezza, la paura, l’ansia, la solitudine, la vergogna, il senso di colpa. Caratteristico è lo sperimentare emozioni positive in presenza del partner e disforia in sua assenza. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il dipendente affettivo, tende a scegliere partner poco empatici, manipolatori, abusanti, problematici, in relazione alle diverse forme di dipendenza affettiva che verranno descritte. Vive in tal modo relazioni problematiche e di sofferenza e quindi lotta interiormente con una forte ambivalenza: da un lato riconosce la relazione come fonte di sofferenza e vive il desiderio d’interromperla, dall’altro non riesce a fare a meno del partner. Infatti, intensi stati emotivi negativi sopravvengono quando prova ad interrompere o interrompe la relazione. La separazione rappresenta un aspetto drammatico e spesso ad essa consegue la incessante ricerca del partner. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTACenter"><b><i class="fs11lh1-5 cf1">Passivo-dipendente / codipendente / aggressivo-dipendente</i></b></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La dipendenza affettiva romantica può assumere diverse forme, le principali sono: la passivo-dipendente, la codipendente e l’aggressivo-dipendente. In esse si estrinseca una precipua modalità di relazione e di scelta del partner, rimanendo costanti gli aspetti generali di funzionamento del dipendente affettivo, prima descritti. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il <i>passivo-dipendente</i>, stringe relazione con un partner distaccato, per niente empatico, frequentemente abusante psicologicamente, abusante fisicamente, invalidante, infedele. Spesso ha tratti di personalità narcisistici o antisociali, un franco disturbo narcisistico o antisociale di personalità oppure è un sadico o un aggressivo-dipendente. Tale partner, date le caratteristiche con cui si presenta all’inizio della relazione, viene percepito, erroneamente, dal passivo-dipendente, come fonte di perfezione, di sicurezza, di forza e onnipotenza. È proprio questa complementarietà disfunzionale, questa percezione inconsapevole, che porta alla strutturazione della coppia. Infatti il passivo-dipendente idealizza il partner e gli attribuisce una funzione preminente per la sua felicità. Si auto-sacrifica per la relazione e si adatta passivamente alle richieste ed alle caratteristiche del partner. La paura dell’abbandono è costante ed immaginare la perdita e la solitudine è intollerabile. Quindi si dispone all’asservimento, esaudendo desideri e pretese, a sopportare vessazioni, giungendo anche a rinunciare ai propri valori, per non perdere il legame. Nel contempo si aspetta di essere ricambiato, in termini di attenzioni e cure, ma le caratteristiche del partner emerse dopo la fase iniziale dell’innamoramento frustrano costantemente tali aspettative. Quindi oscilla tra la sottomissione e la protesta. La rabbia è sovente repressa e se accadono manifestazioni più esplicite rapidamente segue il passaggio ad una più alta remissività. L’ambivalenza è intensa, da un lato la consapevolezza della sofferenza e il desiderio di interrompere la relazione e dall’altro l’ intollerabilità dell’abbandono, della perdita e della solitudine. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il <i>codipendente</i>, invece, stringe relazione con un partner che si trova in una condizione di bisogno (es. qualche forma di dipendenza patologica o altre condizioni problematiche). La spinta salvifica porta il codipendente a dedicare attenzioni, energia ed abnegazione alla “cura” dell’altro ed alla aspettativa che prima o poi guarirà grazie al suo aiuto. Ma, come già descritto, nella dipendenza affettiva vi è la paura dell’abbandono e della separazione. In tal senso la dinamica di coppia assume un significato di controllo della relazione e del partner, ed è proprio la condizione di bisogno del partner a sedare la paura abbandonica. Da ciò quindi, il codipendente necessitando del mantenimento della problematicità dell’altro, risulta spaventato proprio dall’eventuale guarigione; tale evenienza riaccenderebbe la paura abbandonica. In tal modo si genera e si mantiene un circolo vizioso di sofferenza. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La forma <i>aggressivo-dipendente</i> della dipendenza affettiva, può rappresentare un funzionamento primario, ma spesso consegue a precedenti forme passivo-dipendente o codipendente, assumendo un aspetto difensivo a fronte dei diversi esiti negativi nelle precedenti relazioni di coppia. In questo contesto, il partner scelto è sovente un dipendente affettivo (passivo-dipendente) eppure la dipendenza, in questo caso, non è dal partner ma dalla relazione. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">A fronte della solitudine intollerabile e dei precedenti relazionali, &nbsp;l’aggressivo-dipendente sceglie un partner che non ama, non stima, non tollera ma che almeno garantisce una relazionalità, anche se di bassa qualità. Il partner rappresenta un capro espiatorio su cui riversare tutta la sua frustrazione, procurandogli umiliazione e sofferenza, da lui esperite nelle precedenti relazioni. Frequenti sono le svalutazioni e i ripetuti attacchi sia pubblici che privati. &nbsp;Nel contempo l’aggressivo-dipendente svaluta anche sé stesso, si rimprovera, si biasima per aver scelto tale partner, per continuare la relazione con lui, per non riuscire a liberarsi da tale legame, ma contemporaneamente sente la relazione molto importante e non riesce a fare a meno di essa proprio perché ne è dipendente.</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">In definitiva, il dipendente affettivo è attratto da relazioni con partner “difficili”. Paradossalmente, un partner equilibrato, rispettoso, amorevole, è percepito come poco interessante, non attraente. Infatti in relazione alla propria storia di sviluppo e nel qui ed ora a processi psicologici in gran parte non consapevoli, è difficile concepire da parte dell’altro cure, amore, supporto e sostegno sinceri e reali. Percependosi come non meritevole, guarderà con diffidenza e sospetto i comportamenti del partner, metterà in dubbio la sua spontaneità, potendo giungere a valutare il suo modo di porsi come falso e strumentale. Tutto ciò ha l’effetto di allontanare partner “normali”, favorendo invece l’incontro con individui problematici, auto-determinando un destino di deprivazioni e relazioni inadeguate, insoddisfacenti, tossiche. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Le caratteristiche trasversalmente presenti nel dipendente affettivo sono: bassa autostima e bassa fiducia in sé; carente autoregolazione emozionale; scarsa fiducia nelle relazioni; ricerca di relazioni fusionali compensative, con idealizzazione del partner; sentimenti cronici di frustrazione e deflessione dell’umore; forte malessere psicologico e somatico alla separazione ed esperienza angosciante della solitudine. &nbsp;&nbsp;</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTACenter"><b><i class="fs11lh1-5 cf1">Innamoramento e disturbo dipendente di personalità</i></b></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">In questo articolo non ci si sofferma, approfonditamente, sulla differenziazione della dipendenza affettiva romantica da altre condizioni psicologiche/psicopatologiche che hanno aspetti simili di funzionamento e che possono confondersi con essa, differenziazione che spetta al clinico all’interno del processo valutativo. Ad ogni modo una riflessione va posta su quello che è il normale processo dell’innamoramento e sul disturbo dipendente di personalità. Viene tralasciato il disturbo borderline di personalità, data la complessità clinica, che richiede una trattazione specifica. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’ <i>innamoramento</i> è un processo naturale che viene definito come la prima fase dalla strutturazione di una relazione romantica, caratterizzato da una scelta non consapevole del partner, dove a muovere gli individui sono profondi contenuti psichici. Durante l’innamoramento l’individuo è emotivamente labile, le emozioni positive e negative si susseguono in base alla presenza-assenza del partner. Ricorrenti pensieri intrusivi sono relativi all’altro di cui si è innamorati e a ciò si associa un costante desiderio di stare insieme. La mancanza dell’altro si manifesta con umore negativo, irritabilità, rabbia, difficoltà di addormentamento o a mantenere il sonno. Infine l’innamorato è disposto a compiere azioni anche rischiose per l’amato o per conquistarlo.</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’innamoramento ha una durata relativamente breve e non porta alle compromissioni cliniche caratterizzanti la dipendenza affettiva romantica. &nbsp;</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il <i>disturbo dipendente di personalità</i> è caratterizzato da un comportamento sottomesso e dipendente e dalla eccessiva necessità di accudimento. L’individuo ha difficoltà a prendere decisioni quotidiane in assenza di una eccessiva quantità di consigli e rassicurazioni, così come ha difficoltà a iniziare e portare aventi progetti autonomamente. Si sottomette agli altri fino a compiere azioni umilianti per non perdere le relazioni e quando è solo si sente indifeso perché non riesce a vedere sé stesso come sufficientemente competente. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Questo disturbo a differenza della dipendenza affettiva romantica, presenta un funzionamento caratteristico che non è circoscritto ad una specifica relazione ma è pervasivo, ovvero tende ad essere presente nella maggior parte delle relazioni dell’individuo (es. lavorative, familiari, amicali, sentimentali). &nbsp;</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTACenter"><b><i class="fs11lh1-5 cf1">Conclusioni</i></b></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’individuo (donna o uomo) che sviluppa dipendenza affettiva romantica, porta con sé delle vulnerabilità psicologiche di base, originate dalla propria storia di sviluppo affettivo-relazionale, che lo spingono ad intessere relazioni disfunzionali e contribuire ad esse. Inoltre, un rilievo sempre più crescente in termini di ricerca evidenzia che alla base della dipendenza affettiva, di cui quella romantica, sembra esserci anche una vulnerabilità biologica del funzionamento di sistemi cerebrali specifici, trasversali alle dipendenze patologiche. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La dipendenza affettiva, non trattata, comporta una progressiva compromissione del funzionamento personale, giungendo all’isolamento sociale, oltre al rischio di depressione, di sindromi ansiose e di possibili effetti deleteri sulla salute fisica, prevalentemente cardiovascolari e immunitari. Inoltre l’elaborazione della perdita del partner, tende ad essere molto difficoltosa, così come è frequente la ricaduta nella relazione disfunzionale dopo un periodo di allontanamento e l’alta probabilità di strutturare ulteriori relazioni disfunzionali nel corso della propria vita. In tal senso, oltre alla reiterazione del funzionamento passivo-dipendente o codipendente, si può virare sulla forma aggressivo-dipendente. Infine, a fronte dei ripetuti fallimenti relazionali, il dipendente affettivo può transitare ad una qualche forma di dipendenza da sostanze. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><br></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTARight"><span class="fs11lh1-5 cf1"><i>Autore: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a></i></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><i class="fs9lh1-5 cf1">Bibliografia</i></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Antonelli Paolo; 2022. <i>Le dipendenze affettive</i>. Giunti. </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Borgioni Massimo; 2015. <i>Dipendenza e controdipendenza affettiva: dalle passioni scriteriate all’indifferenza vuota. Alpes.</i></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Gambini Paolo; 2007. <i>Psicologia della famiglia. La prospettiva sistemico-relazionale</i>. Franco Angeli.</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Oldham John M., Skodol Andrew E., Bender Donna S.; 2008. <i>Trattato dei disturbi di personalità</i>. Raffaello Cortina Editore.</span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Articoli correlati: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?paura-e-attacchi-di-panico" class="imCssLink">Paura e attacchi di panico</a></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?nsrcisismo-e-narcisismo-patologico" class="imCssLink">Narcisismo e Narcisismo patologico</a></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><br></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><br></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><br></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><br></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTACenter">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla <span class="fs12lh1-5 ff2"><b><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></b></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 01 Aug 2023 12:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ansia e paure quotidiane e psicopatologiche]]></title>
			<author><![CDATA[Autore: Dott. Giuseppe Elia]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Psicopatologia"><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000F"><div><span class="fs11lh1-5"> </span><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">L'articolo mira ad accrescere la consapevolezza sul comportamento umano, attraverso l'autoriflessione.</span></i></div><div class="imTACenter"><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Non ha funzione di</span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?la-valutazione-psicologica-psicodiagnostica" class="imCssLink">valutazione o diagnosi</a></span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">, propria o altrui. Per tale finalità, rivolgersi ad un professionista della salute psichica.</span></i></div></div><div><b> </b></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs11lh1-5"><b>La paura</b></span><span class="fs11lh1-5"> è la risposta emotiva ad una minaccia imminente, l’ansia è la risposta emotiva, anticipatoria, ad una minaccia futura. La paura e l’ansia sono normali reazioni dell’organismo, caratterizzate da un intricato meccanismo psico-neuro-endocrino che ha lo scopo di preparare l’individuo a difendersi da una minaccia presente o futura, soggettivamente percepita. Nello specifico, quando si prova paura, il corpo risponde con accelerazione del battito cardiaco, respiro accelerato, sudorazione, tensione muscolare, ecc. Queste risposte fisiologiche hanno la funzione di attivare risorse energetiche, aumentare l’ossigenazione e preparare i muscoli per la messa in atto delle innate risposte comportamentali di fronteggiamento della minaccia (attacco – fuga – congelamento). Nell’ansia le risposte fisiologiche sono meno accentuate e si presentano maggiormente tensione muscolare e vigilanza associate a comportamenti prudenti o di evitamento. Insieme a queste risposte fisiologiche e comportamentali, nella paura o nell’ansia il sistema cognitivo si focalizza sulla minaccia attivando processi di pensiero. Pensiamo all’incontro improvviso con un leone, mentre si sta percorrendo la savana, il trovarsi dinanzi ad un precipizio o alle più comuni esperienze quotidiane che richiedono il fronteggiamento di un problema nel presente o nel futuro. </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La paura e l’ansia, quindi, sono emozioni naturali e universali, che di per sé non hanno una connotazione negativa ma sono importantissime per la sopravvivenza. Senza queste emozioni l’essere umano si sarebbe estinto. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Infine la paura e l’ansia funzionali all’adattamento, hanno breve durata, intensità contenuta, sono relative a realistici pericoli/minacce e non compromettono il funzionamento relazionale, lavorativo, familiare, nonché il benessere dell’ individuo. </span></div><span class="cf1"> &nbsp;</span><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La persistenza nel tempo, l’intensità elevata, il riferirsi ad aspetti non precisamente realistici di minaccia o pericolo e la compromissione del funzionamento e del benessere soggettivo caratterizzano la paura e l’ansia psicopatologica, venendosi a configurare quadri diversificati anche se, alcuni di essi, spesso contemporaneamente presenti. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’aspetto centrale a tutte le forme d’ansia patologica, secondo il cognitivismo clinico, è rappresentato dalla preoccupazione rispetto al pericolo percepito e contemporaneamente dalla valutazione delle proprie capacità di fronteggiamento come insufficienti. Tale aspetto centrale è reso da schemi, credenze, bias, metacognizioni, per citare alcuni aspetti del processare cognitivo-affettivo-comportamentale, la cui focalizzazione ed intervento si dispiega insieme al clinico nel processo psicoterapeutico ed esulano dallo scopo di questo articolo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Tra le principali forme dell’ansia patologica, sono da annoverare: il disturbo d’ansia sociale, l’agorafobia, le fobie, il disturbo d’ansia da separazione, il disturbo d’ansia generalizzata, il disturbo d’ansia per la salute, il disturbo ossessivo-compulsivo, l’attacco di panico e il disturbo di panico. </span></div><div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5"><i class="fs11lh1-5"><br></i></b></div><div class="imTAJustify"><b class="fs11lh1-5"><i class="fs11lh1-5 cf2">Disturbo d’ansia sociale</i></b><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’aspetto centrale dell’ansia sociale o fobia sociale è la paura e l’ansia del giudizio o rifiuto altrui, persistente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Essa si esprime nelle situazioni sociali in cui si può essere osservati-esaminati dagli altri, come ad esempio avere una conversazione, incontrare persone sconosciute, essere osservati mentre si mangia o beve, oppure compiendo una prestazione di fronte ad altri. Nelle situazioni sociali, l’individuo si preoccupa di essere giudicato ansioso, debole, pazzo, stupido, noioso, strano. Per tale motivo le situazioni sociali sono evitate o sopportate con ansia e paura intense. &nbsp;Ciò può compromettere il rendimento scolastico o lavorativo, nonché la strutturazione di relazioni sociali.</span></div> &nbsp;<div><div class="imTARight"><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Per approfondire leggere l'articolo: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?ansia-sociale---fobia-sociale" class="imCssLink">Ansia sociale - Fobia sociale</a></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5"> </span></div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs11lh1-5 cf2"><br></i></b></div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs11lh1-5 cf2">Agorafobia</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’agorafobia si caratterizza per la paura intensa e ricorrente, innescata da diverse situazioni e dall’ansia anticipatoria pensando di doversi esporre, soprattutto da solo, alle situazioni temute. Le reazioni emotive vengono significativamente attenuate quando l’individuo viene accompagnato da qualcuno. Tra le situazioni temute, ricorrono: l’uso dell’automobile, del bus, del treno, dell’aereo; il trovarsi in spazi aperti come mercati, parcheggi, piazze o in spazi chiusi come negozi, cinema; stare in fila o essere tra la folla; essere fuori casa da solo. L’individuo teme che non potrà ricevere soccorso se dovesse sentirsi male, oppure che non potrà fuggire se dovessero manifestarsi sintomi di panico o altri sintomi imbarazzanti o invalidanti, come ad esempio vomitare, problemi intestinali, cadere. Per tale motivo, tenderà ad evitare intenzionalmente o ridurre al minimo l’esposizione alle situazioni temute. L’evitamento può divenire totale e si ritrova rinchiuso in casa, incapace di uscire e svolgere le mansioni quotidiane autonomamente, quindi dipendente dall’assistenza degli altri. </span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><i class="fs11lh1-5"> </i></div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs11lh1-5 cf2">Fobie</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La paura e l’ansia intense e durature nel tempo, sono relative a un “oggetto” o ad una situazione specifica, e sono sproporzionate rispetto alla reale pericolosità. In presenza di questi “oggetti” o situazioni, viene esperita intensa paura che può raggiungere i livelli di un attacco di panico e ciò si manifesta ogni volta che vi si entra in contatto. È caratteristica anche l’ansia anticipatoria nel caso in cui l’individuo prevede che entrerà in contatto con ciò di cui è fobico. Diversi possono essere gli “oggetti” o le situazioni, ad esempio il sangue, le iniezioni, gli aghi, le procedure mediche invasive, i ragni, i topi, i cani, gli insetti, i serpenti, le altezze, i temporali, l’acqua, gli aerei, i luoghi chiusi, gli ascensori. Frequente è l’evitamento intenzionale delle circostanze temute e per tale motivo, l’individuo può rinunciare ad alcuni lavori, non svolgere alcune mansioni quotidiane, non partecipare ad attività sociali, non sottoporsi a controlli o interventi medici di prevenzione e cura.</span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><i class="fs11lh1-5 cf2"> </i></div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs11lh1-5 cf2">Disturbo d’ansia di separazione</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’ansia di separazione si manifesta con paura e ansia intense e persistenti relative alla separazione da casa o dalle figure di riferimento. L’aspetto principale è la paura che possa accadere qualcosa di brutto e grave alle figure di riferimento o a sé stessi che determinerebbe la perdita della possibilità di ricongiungimento. Diverse forme può assumere il malessere durante l’allontanamento o in previsione di esso, tra cui alcune manifestazione somatiche come: mal di stomaco, mal di testa, nausea, vomito (prevalentemente nei bambini); palpitazioni, vertigini, sensazioni di svenimento (più comuni negli adolescenti e negli adulti) e la possibile sopravvenienza di incubi. A ciò può conseguire la riluttanza o il rifiuto di stare soli e di uscire da casa per andare a scuola, al lavoro o altrove, ovvero tutto ciò che implica la separazione. </span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><b><i class="fs11lh1-5"> </i></b></div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs11lh1-5 cf2">Disturbo d’ansia generalizzata</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5"><span class="cf1">L’ansia generalizzata, riguarda il vissuto di bassa capacità di fronteggiare gli eventi e la valutazione di una moltitudine di situazioni quotidiane come minacciose Da ciò consegue uno stato di preoccupazione persistente, ricorrente, eccessivo e incontrollabile. Le preoccupazioni possono riferirsi, ad esempio, &nbsp;a responsabilità lavorative, capacità scolastiche o sportive, &nbsp;questioni economiche, salute dei familiari, sventure che possono capitare ai propri figli, fino a preoccupazioni nello svolgere le faccende domestiche o fare tardi agli appuntamenti. Nel corso del tempo le preoccupazioni tendono a spostarsi da un tipo ad un altro. &nbsp;Inoltre a differenza delle normali preoccupazioni della vita quotidiana, quelle caratterizzanti l’ansia generalizzata sono poco gestibili ed è notevole la difficoltà ad allontanarle dalla propria mente. Esse sono accompagnate da alcuni dei seguenti sintomi aggiuntivi: irrequietezza, nervosismo, irritabilità, affaticabilità, difficoltà di concentrazione, tensione muscolare e sonno disturbato. Infine, altre manifestazioni corporee spesso si presentano associate, ad esempio: cefalea, sindrome dell’intestino irritabile, sudorazione, nausea, diarrea, tremori, dolori e contratture muscolari. </span><b></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5"><span class="cf1"><br></span></span></div><div class="imTARight"><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Per approfondire leggere l'articolo: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?preoccupazioni-quotidiane-e-disturbo-d-ansia-generalizzata" class="imCssLink">Preoccupazioni quotidiane e Disturbo d'ansia generalizzata</a></span><span class="fs11lh1-5 cf3"></span></div></div> &nbsp;<div><b class="imTAJustify fs11lh1-5"><i class="fs11lh1-5 cf2">Disturbo d’ansia per la salute</i></b><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’ansia per la salute patologica, si manifesta con la paura protratta nel tempo di avere o di sviluppare una grave malattia fisica (la malattia temuta può cambiare nel tempo) e dalla frequente percezione reale di sintomi fisici (es. dolori, formicolii, difficoltà di respirazione). Da ciò consegue il ricercare frequentemente ed eccessivamente segni della malattia nel proprio corpo (ascoltandolo, toccandolo, guardandolo) interpretando le normali variazioni fisiologiche o sintomi non significativi di una patologia medica co-presente come indici di gravi malattie.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">In alcuni casi<i> </i>viene ricercata, ripetutamente, rassicurazione su ciò che si avverte nel proprio corpo e sulla malattia temuta, parlando con amici, familiari e/o sottoponendosi a ripetute visite mediche. Altre volte consultando riviste e/o enciclopedie mediche oppure navigando sul web. Tuttavia la rassicurazione sortisce il suo effetto solo per pochissimo tempo e subito dopo l’ansia per la salute aumenta nuovamente. In altri casi, invece, viene evitata la ricerca di informazioni e rassicurazioni sulla malattia temuta e tutto ciò che è affine. L’ evitamento, sortisce per breve tempo l’effetto sedativo dell’ansia per la salute perché appena sarà inevitabile l’esporsi ad alcune informazioni o luoghi, oppure ci si dovrà necessariamente sottoporre ad una visita medica, l’ansia riemergerà con altissima intensità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTARight"><span class="fs11lh1-5"><span class="cf1">Per approfondire leggere l'articolo:</span> <span class="cf3"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?paura-delle-malattie" class="imCssLink">Paura delle malattie</a></span></span></div> &nbsp;<br><div class="imTAJustify"><b><i class="fs11lh1-5 cf2">Disturbo ossessivo-compulsivo</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il disturbo ossessivo-compulsivo è caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni, che portano a consumare tempo, arrecano ansia e disagio e compromettono il funzionamento sociale, lavorativo o scolastico dell’individuo. Le ossessioni possono essere immagini, pensieri o spinte a mettere in atto un comportamento, che compaiono nella mente involontariamente e improvvisamente, sono indesiderate e determinano ansia e disagio. Frequentemente riguardano la contaminazione, la simmetria, la religione, il danno, tematiche blasfeme, tematiche sessuali e tematiche aggressive. Invece, le compulsioni sono delle azioni mentali o comportamentali, ripetitive e ritualizzate, che l’individuo si sente obbligato a mettere in atto per prevenire conseguenze temute e/o per placare l’ansia e la sofferenza suscitata dalle ossessioni. Possono manifestarsi, ad esempio, con il lavarsi le mani, il riordinare, il controllare, il pregare e il ripetere delle parole mentalmente.</span></div> &nbsp;<br><div class="imTAJustify"><b><i class="fs11lh1-5 cf2">Attacco di panico</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’attacco di panico può essere considerato una particolare reazione di paura, estremamente intensa e sconvolgente, che raggiunge il picco d’intensità in pochi minuti, con la manifestazione di sintomi corporei e/o psicologici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Durante l’attacco di panico si manifestano contemporaneamente alcuni tra i seguenti sintomi somatici e cognitivi:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia; sudorazione; tremore; dispnea o sensazione di soffocamento; sensazione di asfissia; dolore o fastidio al petto; nausea o disturbi addominali; sensazione di vertigine, instabilità o svenimento; brividi o vampate di calore; parestesie; percezione del mondo esterno come irreale, oppure sensazione d’irrealtà di sé stessi; paura di perdere il controllo o d’impazzire; paura di morire.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Nell’attacco di panico la minaccia è rappresentata da eventi fisici o mentali esperiti nell’immediato e considerati segni di un incombente catastrofe (es. avere un attacco cardiaco, soffocare, svenire, diventare pazzo).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Importante è precisare che la sintomatologia caratterizzante l’attacco di panico, soprattutto per ciò che concerne i sintomi somatici, <u>potrebbe riferirsi ad altre condizioni mediche</u> le quali vanno dapprima accertate per concludere che si tratti effettivamente di una manifestazione psicologica. </span></div><span class="cf1"> &nbsp;</span></div><div><div class="imTARight"><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Per approfondire leggere l'articolo: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?paura-e-attacchi-di-panico" class="imCssLink">Paura e attacchi di panico</a></span></div></div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs11lh1-5 cf2"><br></i></b></div><div class="imTAJustify"><b><i class="fs11lh1-5 cf2">Disturbo di panico</i></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Una delle conseguenze del ripetersi degli attacchi di panico è lo sviluppo del disturbo di panico. &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’individuo vive preoccupato e con ansia per l’insorgenza di altri attacchi di panico o per le sue conseguenze. Le preoccupazioni possono riguardare: la presenza di una patologia organica pericolosa per la vita sottostante alle manifestazioni panicose e non diagnosticata (es. cardiopatia, epilessia); la compromissione del funzionamento psichico (“impazzire” e/o perdere il controllo); gli effetti sociali (es. essere giudicati male dagli altri che possono assistere alla manifestazione di un attacco di panico). A ciò può conseguire il cambiamento nelle abitudini di vita per evitare o minimizzare l’insorgenza degli attacchi di panico o per prevenire le conseguenze temute, come esempio evitare lo sforzo fisico (dallo sport allo svolgimento di mansioni quotidiane), evitare l’assunzione di alcuni cibi o di alcuni farmaci, assicurarsi che sia sempre disponibile soccorso se dovesse presentarsi un attacco di panico, fino al non uscire di casa. </span></div><div><br></div><div class="imTARight"><i class="fs11lh1-5"><span class="fs11lh1-5 cf1">Autore: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a></span></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs8lh1-5"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs8lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><i class="fs9lh1-5 cf1">Bibliografia</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">APA, 2014. <i>Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – DSM-5. </i>Raffaello Cortina Editore.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Cattani D., Scapellatto P., 2017. <i>Attacchi di panico e Ansia acuta.</i> Giunti Psychometrics.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Laveni D., Lusetti M., Piacentini D.; 2021. <i>Ipocondria, Ansia per le malattie e disturbo da sintomi somatici</i>. Erickson.</span></div><div><span class="fs9lh1-5 cf1">Wells A., 1999. <i>Trattamento cognitivo dei disturbi d’ansia. </i>McGraw-Hill.</span></div> &nbsp;<div><span class="fs8lh1-5"> </span></div><br><div><span class="fs8lh1-5"> </span></div><span class="cf1">Articoli correlati:</span> &nbsp;<span class="fs11lh1-5 cb1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?ansia-sociale---fobia-sociale" class="imCssLink">Ansia sociale - Fobia sociale</a></span></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?paura-delle-malattie" class="imCssLink">Paura delle malattie</a></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?paura-e-attacchi-di-panico" class="imCssLink">Paura e attacchi di panico</a></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?preoccupazioni-quotidiane-e-disturbo-d-ansia-generalizzata" class="imCssLink">Preoccupazioni quotidiane e Disturbo d'ansia generalizzata</a></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<span class="fs11lh1-5"> </span><span class="fs11lh1-5"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?metodo" class="imCssLink">Training autogeno</a></span></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?rilassamento-muscolare-progressivo-di-jacobson" class="imCssLink">Rilassamento muscolare progressivo di Jacobson</a></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?rimuginio-amsioso" class="imCssLink">Rimuginio ansioso</a></div><div><br></div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</div><div class="imTACenter"><div><span class="fs11lh1-5">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs12lh1-5 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></span></b></div></div><div><div><span class="fs8lh1-5"> </span></div> &nbsp;<div><span class="fs8lh1-5 ff3"> </span></div> &nbsp;<div class="imTACenter"><span class="fs8lh1-5 ff3"> </span></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 01 Jul 2023 08:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ansia sociale - Fobia sociale]]></title>
			<author><![CDATA[Autore: Dott. Giuseppe Elia]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Psicopatologia"><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000010"><div class="imTACenter"><div><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">L'articolo mira ad accrescere la consapevolezza sul comportamento umano, attraverso l'autoriflessione.</span></i></div><div><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Non ha funzione di</span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?la-valutazione-psicologica-psicodiagnostica" class="imCssLink">valutazione o diagnosi</a></span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">, propria o altrui. Per tale finalità, rivolgersi ad un professionista della salute psichica.</span></i></div></div><div class="imTACenter"><span class="imTAJustify fs11lh1-5"><br></span></div><div class="imTALeft"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’ansia sociale è una comune esperienza umana, non patologica, relativa al timore di essere valutati negativamente dagli altri nelle situazioni sociali. Una forma di essa è rappresentata dalla timidezza, che può essere definita come un aspetto del carattere di alcuni individui. La timidezza, in termini generali, è caratterizzata da preoccupazione rispetto a interazioni sociali reali o immaginate e dalla tendenza all’evitamento dei contatti sociali per paura di essere oggetto di valutazione da parte degli altri. Si può manifestare, con un diverso bilanciamento dei seguenti aspetti nei diversi individui, attraverso la preoccupazione di un giudizio su sé stessi da parte degli altri o una valutazione negativa, il timore di essere rifiutati o non accettati dagli altri ed il timore del confronto con gli altri e una focalizzazione su sé stessi. Inoltre possono essere presenti perfezionismo e standard elevati, una sensazione di insicurezza, una mancanza di autostima, bassa fiducia in sé stessi e non assertività. La timidezza pur non rappresentando una condizione psicopatologica, può beneficiare di interventi psicologici atti al potenziamento di alcuni aspetti di sé. </span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="cf1"><span class="fs11lh1-5">Tuttavia, quando l’ansia sociale raggiunge un livello di gravità e persistenza tali da compromettere il funzionamento sociale e relazionale dell’individuo, ci si sposta sul versante di un disturbo psicopatologico (disturbo d’ansia sociale o fobia sociale). L’aspetto centrale della fobia sociale è la paura di essere giudicati negativamente dagli altri, quindi le situazioni sociali nelle quali ci si espone allo sguardo o all’attenzione degli altri, come ad esempio avere una conversazione, mangiare o bere dinanzi agli altri, mettere in atto una prestazione (es. un discorso) pubblica, urinare nei bagni pubblici. In queste situazioni l’individuo teme che con il suo comportamento o mostrando sintomi d’ansia (es. tremando, balbettando, arrossendo, sudando) verrà giudicato male dagli altri (ad esempio, ansioso, debole, pazzo, stupido, noioso, strano, antipatico, offensivo, sporco) e sarà rifiutato. Quindi umiliazione e imbarazzo sono i vissuti prevalenti associati al timore del suo inappropriato comportamento nella sfera sociale. Come conseguenza di questo timore e dei rispettivi vissuti, le situazioni sociali sono intenzionalmente evitate oppure sopportate con estrema paura o ansia, che può giungere ad assumere la forma di un attacco di panico. L’evitamento può consistere, ad esempio, nel non andare alle feste o in luoghi di socialità, nel rifiuto scolastico, ma talvolta è meno manifesto e l’individuo anche se presenzia alle situazioni sociali mette in atto dei comportamenti di evitamento come ad esempio preparando eccessivamente un discorso o una conversazione distogliendo poi lo sguardo dagli astanti, oppure limitando il contatto degli occhi nelle situazioni sociali. Talvolta si manifesta ansia anticipatoria molto tempo prima rispetto alle situazioni sociali attese.</span><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Una particolare forma di ansia sociale è quella riferita solo alle performance (es. prestazioni scolastiche, sportive, professionali, sessuali). In questo specifico quadro clinico, non è presente il timore e l’evitamento generale delle situazioni sociali, ma solo di quelle specificamente riferite alla messa in atto di una prestazione. Queste situazioni tenderanno ad essere evitate oppure sopportante con paura ed ansia intense. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La fobia sociale è il più frequente disturbo d’ansia. Se non trattato determina una significativa compromissione della vita, alto rischio di abbandono scolastico e compromissioni lavorative, relazionali, sociali nonché economiche. Inoltre comune è la co-presenza di altre forme psicopatologiche che spesso conseguono alla fobia sociale, prevalentemente altri disturbi ansiosi, depressione, abuso di sostanze (es. alcol o farmaci) con funzione di autocura per le paure sociali e dipendenze patologiche. &nbsp;</span></div><div class="cf1"><i class="imTAJustify"><div class="fs10lh1-5"><i class="imTAJustify fs10lh1-5"><br></i></div><div class="imTARight fs10lh1-5"><div><i><span class="fs11lh1-5">Autore: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a></span></i></div></div><div class="fs10lh1-5"><i class="imTAJustify fs10lh1-5"><br></i></div><div class="fs10lh1-5"><i class="imTAJustify fs10lh1-5"><br></i></div></i></div><div><span class="cf1"><i class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5">Bibliografia</span></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">APA, 2014. <i>Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – DSM-5. </i>Raffaello Cortina Editore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Paolo Grimaldi, 2019. &nbsp;<i>Ansia sociale. Clinica e terapia in una prospettiva cognitivista integrata. </i>Franco Angeli. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Wells A., 1999. <i>Trattamento cognitivo dei disturbi d’ansia. </i>McGraw-Hill.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs10lh1-5"><br></span></div><span class="imTAJustify fs11lh1-5"><span class="cf1">Articoli correlati:</span> </span><span class="imTAJustify fs11lh1-5 cf2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?ansia-e-paure-quotidiane-e-psicopatologiche" class="imCssLink">Paura e ansia quotidiane e psicopatologiche</a></span><div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf2"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?paura-e-attacchi-di-panico" class="imCssLink">Paura e attacchi di panico</a></span></div><div class="imTAJustify"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?rimuginio-amsioso" class="imCssLink">Rimuginio ansioso</a></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div></div> &nbsp;<div><br></div><div><div class="imTACenter"><div><span class="fs11lh1-5">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs12lh1-5 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></span></b></div></div><div class="imTAJustify"><span class="ff3"> </span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="ff3"> </span></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 25 Jun 2023 17:35:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Paura delle malattie]]></title>
			<author><![CDATA[Autore: Dott. Giuseppe Elia]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Psicopatologia"><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000008"><div class="imTACenter"><div><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">L'articolo mira ad accrescere la consapevolezza sul comportamento umano, attraverso l'autoriflessione.</span></i></div><div><i><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Non ha funzione di</span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?la-valutazione-psicologica-psicodiagnostica" class="imCssLink">valutazione o diagnosi</a></span><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">, propria o altrui. Per tale finalità, rivolgersi ad un professionista della salute psichica.</span></i></div></div><div class="imTACenter"><b><i class="fs11lh1-5 cf1"><br></i></b></div><div class="imTACenter"><b><i class="fs11lh1-5 cf1">Normalità o psicopatologia?</i></b></div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5 cf1"><span class="imTALeft"> </span><br></span></div><div class="imTAJustify fs11lh1-5 cf1"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Preoccuparsi della propria salute non è di per sé un aspetto problematico, infatti l’aderenza a periodici programmi di prevenzione, così come l’assunzione di comportamenti salutari rientrano in ciò che viene definito </span><i class="fs11lh1-5">comportamento di salute protettivo</i><span class="fs11lh1-5">, ovvero un comportamento che ha effetti positivi e desiderabili nel prevenire la malattia. Inoltre sperimentare occasionalmente paura o ansia di fronte ad una condizione di cattiva salute propria o di un caro, nell’attesa di un referto medico a se’ stessi, a un amico o ad un familiare quando vi sia la possibilità che venga diagnosticata una patologia grave, così come preoccuparsi di tanto in tanto della morte o di morire, è una normale esperienza comune.</span></div></div><div class="imTAJustify fs11lh1-5 cf1"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">La paura e l’ansia sono emozioni simili, ma con alcune differenze. La paura è la risposta emotiva ad una minaccia imminente, reale o percepita, l’ansia è la risposta emotiva anticipatoria ad una minaccia futura. La paura o l’ansia, sono normali reazioni dell’organismo, caratterizzate da un intricato meccanismo psico-neuro-endocrino, che ha lo scopo di preparare l’individuo a difendersi da una minaccia presente o futura, soggettivamente percepita. La minaccia può essere rappresentata da un leone che ci si trova di fronte, da problemi lavorativi o scolastici, da problemi relazionali, scelte per il futuro, per citarne alcune. Anche le malattie si configurano come una minaccia ed è abbastanza naturale preoccuparsi e provare una certa paura o ansia quando non si sta bene o si prova qualcosa di “strano” nel proprio corpo, così come è normale concentrarsi ad ascoltare il proprio corpo, oppure controllarlo visivamente o in modo tattile, per comprendere cosa sta avvenendo e decidere se intervenire. Avvertendo qualcosa di strano si potrebbe chiedere un parere o un consiglio ad un amico o ad un familiare oppure consultare un medico. Dopo rassicurazione o appropriate valutazioni mediche, ci si tranquillizza. &nbsp;</span></div></div><div class="imTAJustify fs11lh1-5 cf1"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Quindi la paura e l’ansia, in termini generali ed anche per le malattie, si definiscono risposte normali e adattive quando segnalano un pericolo, quando sono finalizzate all’attivazione delle risorse atte a fronteggiarlo e quando hanno durata e intensità contenute.</span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><blockquote><blockquote class="imTALeft"></blockquote></blockquote><div class="imTAJustify fs11lh1-5 cf1"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Tuttavia alcune persone vivono frequenti reazioni di paura e di ansia, rispetto alla possibilità di avere o di sviluppare una grave malattia, che perdurano nonostante rassicurazioni e appropriate valutazioni mediche. &nbsp;Ci si sposta sul versante psicopatologico dell’</span><b class="fs11lh1-5">ansia per la salute.</b></div></div><blockquote><div class="imTAJustify"><br></div></blockquote><div class="imTAJustify fs11lh1-5 cf1"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">In questo quadro clinico, il principale aspetto è </span><i class="fs11lh1-5">la paura o la preoccupazione, protratta nel tempo, di avere o di sviluppare una grave malattia fisica</i><span class="fs11lh1-5"> (la malattia temuta può cambiare nel corso del tempo) che nella maggior parte dei casi si associa alla </span><i class="fs11lh1-5">percezione di sintomi fisici reali.</i></div></div><div class="imTAJustify fs11lh1-5 cf1"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Altro aspetto caratteristico è rappresentato dagli </span><i class="fs11lh1-5">eccessivi e ripetuti comportamenti di controllo del proprio corpo</i><span class="fs11lh1-5"> cercando segni indicativi di malattia, ad esempio osservandosi e/o toccandosi. &nbsp;&nbsp;</span></div></div><div class="imTAJustify fs11lh1-5 cf1"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">A ciò si aggiungono i </span><i class="fs11lh1-5">continui tentativi di cercare rassicurazioni sui sintomi che si provano e sulle malattie temute</i><span class="fs11lh1-5">. Alcune persone ricercano le rassicurazioni attraverso familiari, amici o con ripetute valutazioni ed indagini mediche, ma le rassicurazioni e le appropriate valutazioni mediche attenuano la risposta ansiosa solo per breve tempo. &nbsp;Altre persone ricercano continuamente informazioni sul dizionario medico, sulle riviste mediche, sulle enciclopedie mediche o ancor di più su internet. Questo specifico comportamento ha come esito un’amplificazione vertiginosa dell’ansia, non ottenendo l’effetto “sedativo” nemmeno nel breve termine.</span></div></div><div class="imTAJustify fs11lh1-5 cf1"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">In alcuni casi invece, viene </span><i class="fs11lh1-5">evitata la ricerca d’informazioni e rassicurazioni</i><span class="fs11lh1-5"> sulle malattie o sulla malattia temuta. Ad esempio vengono evitati programmi televisivi, articoli o riviste che trattano malattie, specie quelle di cui si è maggiormente spaventati. Si evita anche di parlare della malattia, di andare dal medico, di entrare negli ospedali, di andare ai funerali, di sottoporsi ad esami di controllo raccomandati, come ad esempio il prelievo del sangue, secondo raccomandazioni mediche di prevenzione. Gli evitamenti vengono messi in atto principalmente per il timore che l’ansia e le preoccupazioni salgano fino a diventare incontrollabili oppure che venga confermato il sospetto di avere una malattia grave. &nbsp;A volte l’evitamento riguarda anche l’attività fisica come ad esempio praticare sport, camminare molto, utilizzare scale e sollevare oggetti, per non provare certe sensazioni fisiche che potrebbero scatenare la paura della malattia o per prevenirne l’insorgenza.</span></div></div><div class="imTAJustify fs11lh1-5 cf1"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">L’evitamento, la ricerca d’informazioni, le ripetute valutazioni mediche o altri comportamenti di rassicurazione, hanno l’effetto di ridurre nel breve periodo la paura e le preoccupazioni sulle malattie, le quali però continuano ad essere presenti. Infatti appena si avvertirà qualcosa di strano nel proprio corpo, quando si dovrà fare una visita medica oppure quando si entrerà in contatto con informazioni o luoghi specifici relativi alla salute o alle malattie, la paura e l’ansia riemergeranno più forti ed intense.</span></div></div><div class="imTAJustify fs11lh1-5 cf1"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Nella maggior parte dei casi, le due manifestazioni (ricerca d’informazioni/rassicurazioni ed evitamento) tendono ad alternarsi nel corso del tempo e l’andamento del disturbo è generalmente a fasi, con alti e bassi. Ciò significa che in alcuni periodi le preoccupazioni e l’ansia per la salute possono essere molto intense ed in altri meno intense e transitorie (</span><i class="fs11lh1-5">illusoria percezione di risoluzione</i><span class="fs11lh1-5">).</span></div></div><blockquote></blockquote><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><blockquote><blockquote class="imTALeft"></blockquote></blockquote><div class="imTAJustify fs11lh1-5 cf1"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">A volte la reazione ansiosa può assumere un’alta intensità, soprattutto quando la malattia è percepita come imminente, innescando un attacco di panico.</span></div></div><blockquote><div class="imTAJustify"><br></div></blockquote><blockquote><blockquote class="imTALeft"></blockquote></blockquote><div class="imTAJustify fs11lh1-5 cf1"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">La prevalenza stimata del disturbo nella popolazione generale è intorno al 3-10%, mentre negli ambulatori di medicina generale oscilla tra 0,8 e 8,5%. La sua insorgenza può avvenire a qualsiasi età, anche se generalmente è tra i 20 e i 30 anni sia nelle donne che negli uomini.</span></div></div><div class="imTAJustify fs11lh1-5 cf1"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Inoltre il disturbo, specie con prevalenza di sintomi somatici, e una malattia organica possono presentarsi insieme e non si escludono a vicenda. Per esempio un individuo dopo un infarto miocardico, senza complicanze e disabilità conseguenti, potrebbe avere una compromissione del suo funzionamento quotidiano a causa del disturbo psicologico. La stessa compromissione può manifestarsi anche quando vi è un rischio elevato di sviluppare una malattia (per esempio un’importante familiarità) ed è presente il disturbo psicologico.</span></div></div><blockquote></blockquote><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><blockquote><blockquote class="imTALeft"></blockquote></blockquote><div class="imTAJustify fs11lh1-5 cf1"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">L’ ansia di avere o sviluppare malattie gravi, contornata molto spesso da sintomi corporei reali, per molto tempo è stata avvolta da un alone d’incredulità considerando tale individuo “un malato immaginario” o come qualcuno che mira a trarre vantaggi nel presentarsi agli altri come malato. Per tale retaggio culturale alcune persone non confidano le loro paure e il loro malessere per l’aspettativa di non essere prese sul serio, di ottenere minimizzazione o di ricevere critiche e giudizi negativi.</span></div></div><blockquote><div class="imTAJustify"><br></div></blockquote><blockquote><blockquote class="imTALeft"></blockquote></blockquote><div class="imTAJustify fs11lh1-5 cf1"><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Se non trattato, nella maggior parte dei casi assume un andamento cronico e disabilitante e la persona esperisce una costante precarietà ed insicurezza per la propria vita. Le compromissioni del funzionamento, relative all’ansia per la salute patologica, possono diramarsi in diversi ambiti: relazionale, lavorativo ed economico. Infine tende ad associarsi ad ulteriori conseguenze psicologiche come rabbia, frustrazione e senso di solitudine fino allo sviluppo di altre psicopatologie, come la depressione.</span></div></div><blockquote><span class="imTAJustify fs11lh1-5 cf1"><br></span></blockquote><blockquote><div class="imTARight"><div><i><span class="fs11lh1-5 cf1">Autore: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a></span></i></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div></blockquote><blockquote></blockquote><div class="fs12lh1-5 cf1"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"> </span></div></div><blockquote></blockquote><div class="fs12lh1-5 cf1"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"> </span></div></div><div><span class="fs9lh1-5"><i class="imTAJustify cf1">Bibliografia<br></i></span><span class="fs9lh1-5"><span class="imTAJustify cf1">APA, 2014. </span><i class="imTAJustify cf1">Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – DSM-5. </i><span class="imTAJustify cf1">Raffaello Cortina Editore.<br></span></span><span class="fs9lh1-5"><span class="imTAJustify cf1">Cattani D., Scapellatto P., 2017. </span><i class="imTAJustify cf1">Attacchi di panico e Ansia acuta.</i><span class="imTAJustify cf1"> Giunti Psychometrics.<br></span></span><span class="fs9lh1-5"><span class="imTAJustify cf1">Laveni D., Lusetti M., Piacentini D.; 2021. </span><i class="imTAJustify cf1">Ipocondria, Ansia per le malattie e disturbo da sintomi somatici</i><span class="imTAJustify cf1">. Erickson.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs9lh1-5 cf1">Ricci Bitti P.E., Gremigni P. (2013), <i>Psicologia della salute. </i>Carocci editore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs10lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="cf1">Articoli correlati:</span> <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?ansia-e-paure-quotidiane-e-psicopatologiche" class="imCssLink">Ansia e paure quotidiane e psicopatologiche</a></div><div class="imTAJustify"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?paura-e-attacchi-di-panico" class="imCssLink">Paura e attacchi di panico</a></div><div class="imTAJustify"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?rimuginio-amsioso" class="imCssLink">Rimuginio ansioso</a></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTACenter"><div><span class="fs11lh1-5">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs12lh1-5 ff2"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></span></b></div></div><div class="imTAJustify"> </div><div class="imTAJustify"> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 10 Jun 2023 10:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Training autogeno]]></title>
			<author><![CDATA[Autore: Dott. Giuseppe Elia]]></author>
			<category domain="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/index.php?category=Rilassamento_psicofisiologico"><![CDATA[Rilassamento psicofisiologico]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000007"><div class="imTACenter"><b><i class="fs11lh1-5 cf1">Definizione del metodo</i></b></div><div class="imTACenter"><i class="fs11lh1-5 cf1"> </i></div><span class="fs11lh1-5 cf1"> &nbsp;</span><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il training autogeno è un metodo di autodistensione da concentrazione psichica passiva, che consente modificazioni psichiche e somatiche, elicitando una risposta di rilassamento psicofisiologico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><b>Training</b> significa allenamento, ovvero apprendimento graduale di una serie di esercizi di <i>concentrazione psichica passiva</i> che si concatenano allo scopo di portare progressivamente a spontanee modificazioni del tono muscolare, della funzionalità vascolare, dell’attività cardiaca e polmonare, dell’equilibrio neurovegetativo e dello stato di coscienza, sempre più consistenti e con rapidità nella manifestazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><b>Autogeno</b> indica uno stato psicofisico che si genera autonomamente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><b>Lo stato autogeno</b> è lo scopo del metodo. Esso consiste in una condizione psicofisiologica di passività assoluta, priva di atti volitivi, realizzata nella <i>indifferente contemplazione di quanto spontaneamente accade nel proprio corpo e nella propria mente</i>.</span></div><div class="imTAJustify"> </div><span class="fs11lh1-5 cf1"> &nbsp;</span><div class="imTACenter"><i><b class="fs11lh1-5 cf1">Raggiungere lo stato autogeno</b></i></div><span class="fs11lh1-5 cf1"> &nbsp;</span><div class="imTACenter"><i class="fs11lh1-5 cf1"> </i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Gli esercizi vengono gradualmente appresi attraverso l’istruzione e la supervisione del clinico che con un approccio “tailor made” si rivolge alla risposta psicofisiologica individuale. Successivamente vengono eseguiti tra una seduta e la successiva, autonomamente in luoghi di vita quotidiana. Questo iter procede fino al raggiungimento del completo “<i>stato autogeno</i>”, considerando le differenze individuali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTAJustify"> </div><div class="imTACenter"><i><b class="fs11lh1-5 cf1">Elementi psicofisiologici </b></i></div><span class="fs11lh1-5 cf1"> &nbsp;</span><div class="imTACenter"><i class="fs11lh1-5 cf1"> </i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Per comprendere, in quale particolare modo il training autogeno sortisce i suoi effetti, consideriamo brevemente alcuni elementi psicofisiologici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">La stimolazione di particolari centri ipotalamici induce una risposta dell’organismo, definita <i>trofotropismo (dal greco trofos: nutrimento) </i>che rappresentava una contemporanea attivazione del sistema nervoso autonomo parasimpatico, una tendenza al rilassamento muscolare, e &nbsp;secrezioni ormonali (insulina). La condizione che emerge è quella di una veglia rilassata e recupero energetico (anabolismo), in definitiva di riequilibrio omeostatico. &nbsp;Viceversa, la stimolazione di altri centri ipotalamici produce una eccitazione diffusa del sistema nervoso autonomo simpatico e secrezione ormonali (corticosteroidi). Il quadro emergente è di attività, dispendio energetico ed eccitazione diffusa (arousal), quindi di disequilibrio omeostatico. &nbsp;Tale condizione viene definita <i>ergotropismo (dal greco ergon: lavoro, attività).</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">L’attivazione dei rispettivi centri ipotalamici e della conseguente risposta <i>ergo-trofotropica </i>è elicitata da particolari stimoli o situazioni stimolo (risposta fasica), su un soggettivo sfondo tonico. Generalmente avviene un bilanciamento tra <i>ergo </i>e <i>trofotropismo. </i>Tuttavia<i> </i>il protrarsi di uno sbilanciamento <i>ergotropico </i>costituisce una condizione favorente l’insorgenza di patologia psicosomatica e non.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">Il training autogeno, mira ad una <i>riequilibrazione trofotropica</i>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1">In sintesi, quando <b>l’unità mente-corpo</b> o bio-psichica, è in uno stato di tensione, ansia o stress reagisce con:<br></span></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div> </div></div><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote><ul><li><span class="fs11lh1-5 cf1">tensione muscolare</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">spasmo viscerale</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">sensazione di freddo per il corpo</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">calore al capo</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">Alterazione funzionale neurovegetativa</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">alterazione funzionale endocrina</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">alterazione umorale</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">vissuto psichico di essere sopraffatti da pensieri ed emozioni</span></li></ul><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 cf1"><br><!--[endif]--></span></div><div class="imTAJustify"><div> </div><span class="fs11lh1-5 cf1"> &nbsp;</span><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Spesso una volta realizzata la reazione psicofisica di tensione, non si è in grado di ritornare all’equilibrio omeostatico. Gli esercizi del training autogeno, ci insegnano invece a realizzarlo. Infatti, in seguito all’apprendimento e all’esercizio del metodo, <i>di questo nuovo ed insolito atteggiamento</i>, si manifestano modificazioni psichiche e somatiche di senso opposto ed omeostaticamente riequilibranti:</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div><div> </div></div><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote><ul><li><span class="fs11lh1-5 cf1">distensione muscolare e vascolare</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">rilasciamento viscerale</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">sensazione di calore per il corpo</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">fresco alla fronte</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">riequilibrazione funzionale neurovegetativa</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">riequilibrazione funzionale endocrina</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">riequilibrazione umorale</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">vissuto di calma e di benessere psicologico.</span></li></ul><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div class="imTAJustify"><div><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div></div></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote><div class="imTAJustify"><div> </div><span class="fs11lh1-5 cf1"> &nbsp;</span><div class="imTACenter"><i><b class="fs11lh1-5 cf1">Il training autogeno può essere svolto da tutti?</b></i></div><div><i class="fs11lh1-5 cf1"> </i></div><span class="fs11lh1-5 cf1"> &nbsp;</span><div><span class="fs11lh1-5 cf1">L’applicazione del training autogeno richiede una propedeutica <b>valutazione clinica</b> sia su aspetti psichici che su aspetti somatici. Ciò è relativo ai possibili effetti collaterali che l’applicazione della tecnica, in quanto agente su sostrati fisiologici nonché psicofisiologici, può sortire.</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Il training autogeno è sconsigliato in presenza di:</span></div><span class="fs11lh1-5 cf1"> &nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><ul><li><span class="fs11lh1-5 cf1"><span class="imTALeft">dissociazione</span><b class="imTALeft"> </b><span class="imTALeft">significativa come meccanismo di difesa</span></span></li><li><span class="imTALeft fs11lh1-5 cf1">depressione grave</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">ansia grave</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">ansia da malattia – disturbo da sintomi somatici</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">funzionamento ossessivo di personalità</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">scompensi cardiaci</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">bradicardia significativa</span></li><li><span class="fs11lh1-5 cf1">ipotensione arteriosa significativa</span></li></ul></div><blockquote><div class="imTAJustify"><div><span class="fs11lh1-5 cf1"><br></span></div></div></blockquote><div class="imTAJustify"><div> </div><span class="fs11lh1-5 cf1"> &nbsp;</span><div class="imTACenter"><i><b class="fs11lh1-5 cf1">Efficacia</b></i></div><span class="fs11lh1-5 cf1"> &nbsp;<br></span><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Ansia (lieve – moderata)</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Stress</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Panico</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Depressione (lieve – moderata)</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Adattamento</span></div><div><span class="fs11lh1-5">- <span class="cf1">Disturbi del sonno funzionali</span></span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Sessualità</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Concentrazione</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Memoria</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Creatività</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Studio e Lavoro (concentrazione, memoria, recupero)</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Sport (performance, recupero, riduzione delle contratture e degli infortuni)</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Cefalea muscolo-tensiva*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Emicrania*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Fibromialgia*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Lombosciatalgia*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Dismenorrea*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Dolore*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Asma *</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Gastrite*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Intestino irritabile*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Stipsi o Stitichezza*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Eczema*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Orticaria*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Psoriasi*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Alopecia*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Prurito*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Patologie croniche *</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Ipertensione*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Ipertensione essenziale*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Ictus*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Malattia di Raynaud*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Sindrome di Ménière*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Tinnito o Acufene*</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Benessere psicofisico</span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">- Profilassi</span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1"><br></span></div><div><div class="imTALeft"><span class="fs10lh1-5 cf1">* Integrato a valutazione/terapia medica</span></div></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1"><br></span></div><div class="imTARight"><div><i><span class="fs11lh1-5 cf1">Autore: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/curriculum.html', null, false)">Dott. Giuseppe Elia</a></span></i></div></div><div><span class="cf1"><br></span></div><div><span class="cf1"><br></span></div><div><i class="fs9lh1-5 cf1">Bibliografia</i></div><div><ul><li><span class="fs9lh1-5 cf1">J.H. Schultz; 2010. <i>Il training autogeno. Metodo di autodistensione da concentrazione psichica.</i> Feltrinelli. </span></li><li><span class="fs9lh1-5 cf1">Vezio Ruggieri; 1999. <i>Mente Corpo Malattia</i>. Il Pensiero Scientifico Editore.</span></li><li><span class="fs9lh1-5 cf1">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov</span></li></ul><div><span class="fs10lh1-5 cf1"><br></span></div></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Articoli correlati: <a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?ansia-e-paure-quotidiane-e-psicopatologiche" class="imCssLink">Ansia e paure quotidiane e psicopatologiche</a></span></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?paura-e-attacchi-di-panico" class="imCssLink">Paura e attacchi di panico</a></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/?stress-e-salute" class="imCssLink">Stress e Salute</a></div><div><br></div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><b><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/blog/" class="imCssLink">Tutti gli articoli del Blog</a></span></b></div></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><div><span class="fs11lh1-5">Per rimanere informati sulla pubblicazione dei nuovi articoli di "Psicologia per tutti" iscriversi alla</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs12lh1-5 ff1"><a href="https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://psicologogiuseppeelia.it/newsletter.html', null, false)">Newsletter</a></span></b></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 07 Jun 2023 07:03:00 GMT</pubDate>
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